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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 17 Novembre 2020

Decreto ingiuntivo del consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso-Boiano, il gruppo di minoranza “Futuro Trivento” torna sul debito milionario del Comune

Decreto ingiuntivo del consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso-Boiano, il gruppo di minoranza “Futuro Trivento” torna sul debito milionario del Comune. “Recentemente – scrive il capogruppo Luigi Pavone – abbiamo fatto richiesta di accesso agli atti per conoscere quali fossero state le comunicazioni intercorse tra il consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso – Boiano e il comune di Trivento, successivamente alla notifica da parte del consorzio del decreto ingiuntivo n.379/2019 del Tribunale di Campobasso, dell’importo di euro 1.131.341,37 per la copertura di perdite maturate dal Consorzio dal 2003 al 2016. Tra la documentazione ricevuta è presente anche il bilancio di esercizio al 31 dicembre 2018, che, certamente, non fa ben sperare il Comune di Trivento, se fosse dimostrata la debenza delle somme richieste con il decreto ingiuntivo da parte del comune. Ma, purtroppo, nulla di inaspettato. Il bilancio d’esercizio 2018 si è chiuso, come avviene praticamente da quando il consorzio è attivo tranne qualche rarissima eccezione, con una perdita di Euro 1.007.570, cui si aggiungono altri 105.129 del 2017, per un totale di 1.112.699 Euro. Questo significa che, se consideriamo che il Comune di Trivento detiene circa il 24% delle quote consortili (Trivento è il socio che detiene la percentuale di quote più grande, addirittura più della Regione Molise), se si dovesse dare esecutività al decreto ingiuntivo ci troveremmo altri 267000 Euro circa da pagare sul groppone. È interessante vedere come nel bilancio del consorzio, anche nel 2018, le voci di spesa che gravano di più sono quelle del personale, che ammontano a 363.724 Euro (con un aumento di ben 82.617 Euro rispetto al 2017) a fronte di solo 4 dipendenti, e quelle per servizi che ammontano a Euro 947.083, con un aumento di 285.000 Euro rispetto al 2017. In tutto questo è singolare il ruolo della Regione Molise che è, al tempo stesso, organismo di vigilanza e socio consorziato, peraltro anch’esso moroso nei confronti del consorzio. Per quanto attiene all’attività di vigilanza svolta dalla Regione, questa non ha mai preso in considerazione il giudizio dei revisori dei conti ai bilanci, soprattutto negli ultimi anni, in cui essi parlano di una “situazione di anti-economicità strutturale”. Oltre a non tenere in considerazione i reiterati allarmi lanciati dai revisori dei conti negli ultimi anni, la Regione ha rilanciato. Dopo aver sciolto il consorzio nel 2016, ai sensi dell’art.14 comma 2, lettere a),b),c) dello Statuto del consorzio, che prevede lo scioglimento del Consiglio Generale nell’ipotesi di a) grave e perdurante dissesto economico e finanziario del Consorzio, b) impossibilità degli organi consortili ad operare e c) gravi irregolarità della gestione, la Regione ha intanto nominato commissari che avrebbero dovuto gestire il consorzio nella fase di scioglimento, ma, invece che fare questo, hanno continuato a produrre perdite, a fronte di lauti compensi economici. Addirittura – continua la nota di Luigi Pavone – agli ultimi due commissari nominati, di cui l’ultimo, Nico Romagnuolo, insediatosi da poco, è stato affidato il compito di attuare gli adempimenti per la convalida dei rappresentanti dei consorziati e la conseguenziale elezione del Presidente del Consorzio. Pare, quindi, che la Regione, contrariamente a quanto dicono i dati e i fatti, non abbia intenzione di sbarazzarsi di un ente così strategico e importante (per piazzare “gli scontenti” della politica). Dall’amministrazione comunale, nel frattempo, nessuna notizia circa lo stato di avanzamento del ricorso improntato contro il decreto ingiuntivo, nonostante pare la causa si sia già svolta, essendo giunta comunicazione, n. protocollo 7683-2020, dell’Avv. Mauro De Cesare, che insieme all’Avv. Domenico Fiorda difende il comune contro il decreto ingiuntivo ricevuto, nella quale comunicava il rinvio da parte del Tribunale della causa al 20 ottobre 2020. Apprendiamo, poi, dal Prof. Farina, ex sindaco di Trivento, in un suo recente articolo apparso sui giornali, dell’esistenza di una ordinanza del 26 ottobre che impone la provvisoria esecutività al decreto ingiuntivo, di cui sia il nostro gruppo, che l’altro gruppo di opposizione, come sovente accade, non sono a conoscenza. Tra le altre cose, nella nota integrativa al bilancio di esercizio 2018 del consorzio si fa riferimento alla sentenza n.469 del 24/07/2019 del Tribunale di Campobasso, con cui il Tribunale afferma il dovere per i soci del consorzio al ripianamento delle perdite. Pertanto, sembra che la situazione sia abbastanza seria e meritoria di molta attenzione. All’immobilismo di fronte ad una tale situazione che potrebbe portare il Comune ad un nuovo dissesto finanziario, l’amministrazione ha mostrato, di contro, un invidiabile attivismo nel rinnovare, anche per il 2019, l’adesione al consorzio, ritenendo, evidentemente, strategica l’adesione del comune di Trivento al consorzio. Sin dal primo consiglio comunale, come gruppo di opposizione, abbiamo sollevato il problema del consorzio che, oltre a non effettuare alcun investimento nell’area di Piana d’Ischia e a non erogare alcun tipo di servizio, impatta negativamente sull’indotto di Piana d’Ischia, con i tanti imprenditori che ancora coraggiosamente investono nell’area, pur essendo completamente abbandonati a se stessi. Abbiamo più volte chiesto, anche recentemente, un consiglio comunale monotematico sulla questione del consorzio, dopo aver chiesto al sindaco, con tanto di firme di quasi tutti gli imprenditori di Piana d’Ischia, di attivarsi per uscire dal consorzio e di prendere in gestione l’area di Piana d’Ischia, al fine di rilanciarla, rendendola attrattiva anche a investimenti esterni, ma ancora nessuna risposta. Evidentemente – chiude il capogruppo di Futuro Trivento – per il sindaco e l’amministrazione comunale è più importante fare inaugurazioni e interviste che pensare ai veri problemi di Trivento. Sarebbe ora che si iniziasse ad amministrare la cosa pubblica e non a coltivare il proprio orticello”.

 

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