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Attualità - Evidenza - QD - Senza categoria - Trivento - 16 Novembre 2020

Gli annosi problemi delle aree interne e la pandemia, la riflessione di don Alberto Conti direttore della Caritas di Trivento

Gli annosi problemi delle comunità delle aree interne e la pandemia da coronavirus, la riflessione di don Alberto Conti direttore della Caritas di Trivento. In occasione della Giornata della povertà, don Alberto Conti fa alcune riflessioni sulle aree interne con le criticità implementate dal momento di particolare apprensione,  “la giornata della povertà – scrive don Alberto Conti – ci impone di vincere la tentazione dell’indifferenza e di assumere su noi stessi la responsabilità dell’intera comunità, dei suoi annosi problemi: quelli che tante volte abbiamo evocato, come l’impoverimento delle nostre terre, lo spopolamento dei nostri piccoli centri e delle campagne, la rarefazione dei pochi presidi dello Stato che ancora resistono, come le scuole, gli uffici postali, gli ospedali. Tutto questo, giorno dopo giorno, uccide la speranza, la serenità, la convivenza e ci rende tutti poveri di futuro. Eppure è proprio la drammaticità del tempo attuale – continua don Alberto – che ci può condurre a una visione diversa, a rivalutare l’importanza di ciò che in questi ultimi decenni abbiamo perduto senza quasi muovere un dito delle nostre mani per evitarlo. Solo adesso, forse, riusciamo a comprendere quanto siano importanti i piccoli plessi scolastici dei paesi per garantire una vita scolastica sicura dei nostri figli, il funzionamento degli ospedali abbandonati – come quello di Agnone -, in nome di calcoli economici che hanno ribaltato l’ordine dei valori e delle necessità, inducendoci a considerare la sanità come un costo piuttosto che come una ricchezza da distribuire per il benessere dei cittadini. Gli uffici postali aperti, i servizi pubblici funzionanti, le strade percorribili – segni di una società attenta ai bisogni di tutti e che considera un demerito lasciare indietro i più indifesi, i più marginali – sono stati considerati un di più, quasi un lusso, di cui non sarebbe stato uno scandalo privarsi. Oggi siamo stati riportati alla verità nuda e cruda- chiude don Alberto Conti – dalla quale dobbiamo ripartire”.

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