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Editoriali - Idee e opinioni - 4 Novembre 2020

Il popolarismo di Padre Sorge

di PAOLO FRASCATORE

Non bastano più le parole per ricordare una tra le figure più brillanti della Chiesa e più intelligenti e lungimiranti che la politologia ha posseduto.
Padre Sorge si è speso fino all’ultimo affinché i cristiani impegnati in politica tornassero alle origini con nuove e più alte motivazioni che i tempi richiedono.
Certo, non ha mai parlato di nuovo partito di cattolici, ma di un nuovo costume politico in un’epoca nella quale sembra prevalere quel populismo che, a ben guardare, usa il popolo per gli interessi di un’élite.
Il suo continuo riferimento ai “liberi e forti” di don Sturzo è un chiaro monito a riconsiderare il popolarismo in funzione antipopulista.
Il realismo politico di Padre Bartolomeo Sorge negli ultimi tempi è penetrante allorché egli considera le difficoltà mondiali attuali come figlie di tre crisi: economica, politica e culturale.
Sulle prime due crisi (economica e politica) il populismo ha costruito la propria fortuna politico-elettorale; ossia facendo credere ad una moltitudine di cittadini in buona fede non più di essere semplici rappresentanti del popolo, ma di essere loro stessi popolo.
Il Movimento Cinque Stelle è un chiaro esempio di questo fenomeno che si è affermato in Italia con le ultime elezioni politiche.
Ma se si guarda a fondo l’attuale situazione politica, si scopre che sono trascorsi poco più di due anni per rendersi conto del più colossale bluff che la storia politica repubblicana italiana abbia conosciuto.
Ed allora, se il quadro politico attuale è questo, perché non ripartire dalle indicazioni di Padre Sorge ridando forza ideale e contenuti al popolarismo di matrice sturziana?
Il compito non appare per nulla difficile nei tempi attuali con un Partito Democratico che più che rappresentare gli interessi sociali è sempre più orientato a monopolizzare posti di governo e di sottogoverno; con una opposizione ormai in balia della destra estrema e leghista; con un Movimento Cinque Stelle allo sbando e non più in grado di superare un quoziente a due cifre.
Manca un centro equilibrato e rinnovatore non solo degli interessi sociali in gioco, ma soprattutto (come ammoniva Padre Sorge) che sappia rimettere al centro l’etica della politica, ossia del linguaggio e del costume politici.
La forza trainante dell’ispirazione cristiana deve fermarsi qui: Non un partito di cattolici, ma un partito cristianamente ispirato che sappia dialogare con le altre culture, che rimetta al centro dell’attuale scadente dibattito politico la persona umana con i propri bisogni, che sappia di nuovo fare quella sintesi morotea degli interessi sociali, che sappia scegliere una classe dirigente onesta e preparata.
Sono certo che tutto questo faccia non solo felice Padre Sorge che ci guarda da lassù, ma sia il tributo più vero che possiamo fare per averci idealmente sempre guidato con rettitudine di parole e di comportamenti nell’azione politica intesa come missione.

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