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Il mondo alla deriva

 Di Angelo Persichilli
Si dice che in tempesta si vede il vero marinaio e nella tempesta del Covid-19 sono periti molti marinai. Non mi riferisco alle migliaia di innocenti vittime morte negli ospedali, ma mi riferisco ai leader, nazionali e internazionali che hanno miseramente messo in mostra i loro limiti. Questa tempesta sanitaria ha avuto il solo triste merito di mettere a nudo le velleità di leadership dei nostri governanti. Non mi riferisco solo a quelli italiani, che forse in questo momento drammatico sono i pochi che hanno delle attenuanti essendo stati i primi a dover affrontare questa tragedia. Mi riferisco all’Europa che, di fronte a questa tragedia, ha mostrato tutte le sue potenzialità ma che sono state buttate al vento dai suoi leader. Angela Merkel, forse la più capace, si è richiusa a riccio all’interno del guscio tedesco (anche perché vicino al ritiro); Emmanuel Macron è la più grossa delusione politica europea; incapace di risolvere i suoi problemi interni non è quindi idoneo per essere considerato un leader internazionale; l’inglese Boris Johnson si è messo fuori classifica prima ancora che la crisi Covid cominciasse. Le uniche note positive vengono dalla Nuova Zelanda dove il primo ministro Jacinda Ardern ha agito con decisione ottenendo risultati incoraggianti. Ma questo Paese è troppo lontano e troppo piccolo per fare testo. Fallimento completo anche a livello di organizzazioni internazionali. L’Unione Europea “non pervenuta”, l’OMS, (Organizzazione Mondiale per la Sanità) è intervenuta in ritardo, spesso in modo contraddittorio e senza autorevolezza per essere considerata un punto di riferimento; l’unica che non ha deluso è stata l’ONU: infatti nessuno si aspettava niente da questo baraccone internazionale e niente è arrivato, come al solito è stato completamente inutile. Ho lasciato per ultimo i leader delle tre superpotenze: la Cina, la Russia e gli Stati Uniti. Della Cina c’è poco da dire; forse è la più organizzata ma sarebbe come premiare quel pompiere che incendia la casa e poi cerca di spegnerla. I suoi leader si possono solo temere, certamente non fidare. Vladimir Putin, il decisionista, il falco, sempre pronto a risolvere i problemi mondiali inviando i suoi caccia militari, quando ha capito che i bombardamenti non servivano per sconfiggere il virus, è sparito nascondendosi coraggiosamente in qualche camera segreta del Cremlino per sfuggire lui stesso al virus. E veniamo a Trump. Il presidente americano non ha mai bombardato con i caccia, ma forse ha fatto più danni lui con i suoi ‘tweet’ e i suoi logorroici deliranti discorsi. Fino a marzo, qualche cosa di buono lo aveva fatto, nonostante i suoi deliri orali. L’economia tirava, aveva riequilibrato i rapporti con la NATO, cercava di rientrare in gioco in Medio Oriente dopo le svendite diplomatiche dell’amministrazione Obama-Clinton, era persino riuscito a entrare nel labirinto diplomatico della Corea del Nord e messo sotto tiro il colosso economico cinese. Questi risultati erano riusciti a far tollerare la sua smania di teatrante da fiera di paese, ma il Covid ha cambiato tutto. Ha azzerato i risultati economici e politici raggiunti e di Trump è rimasto solo il suo comportamento di teatrante di paese. Nel momento in cui l’America e il mondo avevano bisogno di un leader che unisse con iniziative economiche e politiche di buon senso, lui ha invece esasperato le sue doti di teatrante. Mentre l’epidemia bombardava, Trump si esibiva. Ma se i teatranti divertono in tempo di pace, in guerra diventano tragici buffoni di cui ci si vuole sbarazzare al più presto. Purtroppo, la tragedia americana non finirebbe con la sconfitta di Trump. La sua alternativa democratica, Joe Biden, porterebbe un sollievo immediato ma effimero. Gli americani gioirebbero per la sconfitta di Trump, ma subito dopo capirebbero che l’America sarebbe ancora senza un leader. E così il resto del mondo. Nella Seconda Guerra mondiale il nemico era politico, il nazismo e Hitler. In questa Terza Guerra mondiale il nemico è il Covid-19. Ma il problema è che mentre allora il mondo libero aveva Churchill e Eisenhower, oggi ha Trump e Johnson e, in alternativa, Joe Biden. Le prossime elezioni americane saranno come una partita dove non ci saranno vincitori.

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