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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 27 Ottobre 2020

Consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso – Boiano, il gruppo di minoranza “Futuro Trivento” chiede un consiglio comunale monotematico

Consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso – Boiano, il gruppo di minoranza “Futuro Trivento” chiede un consiglio monotematico. “In occasione dell’ultimo consiglio comunale – si riporta nella nota di Futuro Trivento – tenutosi lo scorso 21 settembre, abbiamo nuovamente sollecitato l’amministrazione sulla convocazione di un consiglio monotematico sulla questione del consorzio per lo sviluppo industriale Campobasso – Boiano. Il sindaco, infatti, durante il consiglio comunale del 12 dicembre 2019 comunicò al consiglio, dopo numerose sollecitazioni da parte nostra, che nel mese di gennaio 2020 si sarebbe tenuto un Consiglio Comunale monotematico avente come argomento “L’Area Industriale di Trivento: prospettive e sviluppo”. Tuttavia, è ormai passato quasi un anno, ma ancora non abbiamo notizie in merito, nonostante la questione della zona industriale rappresenti, almeno per noi, un obiettivo prioritario per lo sviluppo del nostro territorio. Nel frattempo, l’amministrazione ha pagato nuovamente la quota annuale di adesione al consorzio, (di circa 12000 euro) senza aver minimamente valutato e discusso la possibilità di fuoriuscire dal consorzio, richiesta che noi abbiamo protocollato in data 10 dicembre, allegando le firme di quasi tutti gli imprenditori dell’area di Piana d’Ischia. Tutti i cittadini, poi, ricorderanno che il Comune, in data 2 agosto 2019, ha ricevuto un decreto ingiuntivo da parte del consorzio in cui si chiede al comune di Trivento una somma superiore al Milione di Euro (precisamente 1.131.341,37 Euro), per il quale il Comune ha presentato ricorso, ma di cui ancora non ne si conosce l’esito. Con il decreto ingiuntivo, il Consorzio per lo Sviluppo Industriale chiede quella somma al comune di Trivento sostanzialmente per ripianare le perdite del consorzio accumulate nel periodo 2003 – 2016. Pertanto, siamo davanti ad un ente che, oltre a non erogare alcun tipo di servizio e a non effettuare e a non aver mai effettuato alcun investimento a Piana d’Ischia, produce perdite paurose, che poi pretende di sanare chiedendone la copertura ai vari consorziati. Stante questa situazione, noi pensiamo che sia doveroso nei confronti degli imprenditori che hanno investito ed investono nell’area di Piana d’Ischia ed anche prudente per le casse del comune, uscire dal consorzio e far assumere al comune la gestione dell’area. Questo lo abbiamo fatto presente più volte, solo che ci si risponde (con parere, a quanto pare, unanime della maggioranza e dell’altra parte dell’opposizione) che il comune di Trivento non può sostenere i costi di gestione della zona industriale. Noi riteniamo che questa non sia una risposta seria da parte di chi ha la responsabilità di governo di un territorio, ma solo un modo per avere un problema in meno, aggirandolo. Se consideriamo quanto ci è stato chiesto dal consorzio con il decreto ingiuntivo per il periodo 2003-2016, considerando anche la quota annuale che paghiamo ogni anno, scopriamo che ci è costato quasi 100 mila euro all’anno. Queste somme, se la gestione fosse stata in capo al comune, sarebbero state investite nella zona industriale e probabilmente adesso avremmo tutta un’altra situazione produttiva. Inoltre, non sappiamo cosa ci riserverà la gestione del consorzio negli anni non compresi nel decreto (dal 2017 al 2019), visto che come opposizione abbiamo fatto diverse richieste di accesso agli atti al consorzio, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Molto probabilmente l’ente avrà prodotto altre perdite, visto che solo di personale spende all’anno all’incirca 450 mila euro, di cui il 36% solo per il presidente (che ora è sostituito dal commissario, visto che l’ente è in liquidazione dal 2016). Non ci risulta che l’amministrazione abbia accantonato le somme dovute a queste presunte perdite nel bilancio, nonostante il nostro gruppo con un emendamento al bilancio aveva proposto di accantonare una somma pari a circa 25000 Euro nel fondo contenzioso, ma l’emendamento non fu neanche discusso, forse perché le somme da destinare dovevano essere stornate da quelle dell’indennità di carica. Inoltre, è di poche settimane fa la notizia che il comune ha pagato circa 6000 Euro per l’allaccio alla rete elettrica del depuratore presente nell’area industriale, recentemente interessato da un intervento di efficientamento energetico. Pertanto – chiude la nota – appare chiaro come questa sia una situazione che deve essere affrontata e risolta con tempestività e serietà, per l’interesse delle aziende che hanno investito e che ancora investono a Piana d’Ischia e per i cittadini che non devono trovarsi costretti a pagare i debiti prodotti da un ente che, sin dalla sua nascita, ha rappresentato solamente un carrozzone politico dove “appoggiare” gli scontenti delle elezioni e delle varie campagne elettorali”.

 

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