Affetta da una malattia rara e allettata da tre anni, oggi cammina grazie alle cure del Centro Neuromed di alta riabilitazione “Paola Pavone” di Salcito. È la storia a lieto fine di Silvana Calzona, che dopo anni di vero calvario, affetta da una malattia rara, è tornata a vivere. “Sono entrata morta e mi avete ridato la vita”, con queste parole Silvana ha voluto ringraziare tutti coloro che gli sono stati vicino, durante il ricovero presso il Centro Neuromed di alta riabilitazione ” Paola Pavone ” di Salcito, specializzato per la riabilitazione intensiva ed estensiva negli ambiti cardiologico, respiratorio e neuromotorio. “La buona sanità esiste e vi racconto la mia esperienza – così scrive Silvana Calzona nella sua lettera  di ringraziamento – 10 anni fa sono stata operata di siringomielia C5-D11, malattia rara che mi ha lesionato il midollo spinale provocandomi un deficit della deambulazione. Nonostante abbia fatto fisioterapia girando vari ambulatori dell’Abruzzo e del Molise, la mia condizione fisica è andata sempre peggiorando fino a rimanere allettata per tre lunghissimi anni. Un raggio di luce, in un periodo per me oscuro, è arrivato il 27 luglio 2020 con il ricovero presso la Clinica Neuromed, “Centro di alta Riabilitazione Paola Pavone” di Salcito (CB). Ero sfiduciata dopo le precedenti esperienze ma, dopo solo tre settimane, ho iniziato ad intravedere dei miglioramenti che mai mi sarei aspettata e, dopo circa due mesi di ricovero, con il cuore stracolmo di gioia, posso ritornare finalmente a casa senza alcun ausilio ed in grado di poter riprendere la mia vita in mano. Il mio vuol essere un messaggio di fiducia e speranza per tutte quelle persone che come me hanno avuto la grossa fortuna di essere ricoverate in una clinica del genere, in un periodo, invece, in cui si parla sempre di mala sanità in Molise. Il mio ringraziamento speciale va ai medici, agli infermieri ed O.S.S., alla logopedista ed alla psicologa, ai fisioterapisti (in particolar modo a Mary che mi ha preso in carico) per la loro professionalità, gentilezza ed umanità, doti che al giorno d’oggi sono difficili da trovare in ambienti ospedalieri; ai ragazzi dell’accettazione per la loro efficienza e per la loro empatia nei confronti di tutti i pazienti con i quali instaurano rapporti quasi familiari. Non dimentico – chiude la lettera di Silvana – il personale delle pulizie che garantiscono un’accurata igiene della struttura e infine, le cuoche che ci deliziano con i loro piatti. Mille volte grazie di cuore a tutti voi …sono entrata “morta” e mi avete ridato la vita”.

 

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