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Attualità - Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - 24 Settembre 2020

Hanno vinto tutti…ma forse no

di ANGELO PERSICHILLI
I commenti post-elettorali italiani mi ricordano un mediocre manager che riusciva a impressionare i suoi superiori nonostante i deludenti risultati della sua gestione. Possibile, mi chiedevo, che non capiscano che i suoi risultati sono mediocri e, quasi sempre, peggiore di quelli degli altri? Poi capii che il trucco non era nei consuntivi, ma nei preventivi. Questo signore presentava modesti preventivi che, confrontati poi con i suoi consuntivi, erano, ovviamente, superiori alle aspettative e quindi tutti contenti. E veniamo alle elezioni italiane. Secondo molti commentatori il vincitore sarebbe stato il leader del PD, Nicola Zingaretti, il quale avrebbe perso meno del previsto, lo sconfitto Matteo Salvini il quale avrebbe vinto meno di quanto preventivato mentre a rafforzarsi sarebbe stato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte il quale non ha proprio giocato. Ma la “sinistra”, che tra l’altro nessuno definisce cosa sia dal punto di vista ideologico e organizzativo, si è rafforzata rispetto a che cosa? Mettiamo le cose in un contesto più ampio. Si è rafforzata perché è riuscita a mantenere la Puglia e la Toscana? Si, la Toscana, quella regione dove l’elettorato fino a qualche tempo fa non sapeva fare nemmeno lo spelling della parola “centrodestra”? La sinistra si è rafforzata col risultato di 3-3 rispetto al 6 o 7-0 preventivato? Sette a zero, cioè rispetto alla previsione di una vittoria del centrodestra in tutte le regioni in lizza? La sinistra avrebbe dunque vinto rispetto a un pronostico nefasto creato da chi? Da loro solo per prepararsi la ritirata? Certo, lo aveva detto anche Salvini. Il leader della Lega ha lo stesso difetto di fabbrica del presidente americano Donald Trump: vince se tace. Ma nessuno dei due tace e quindi la sinistra continua a costruire ‘vittorie’ sulle sparate (un’altra parola sarebbe più indicata) dei loro avversari. Ma la realtà è diversa. Infatti, nonostante Salvini, il centrodestra ha negli ultimi tempi aumentato il numero delle regioni dove sta al governo ma, secondo la logica dei commentatori italiani, Salvini ha perso in quanto avrebbe vinto meno del previsto mentre la sinistra ha vinto avendo perso meno di quanto si aspettassero. Come se un giocatore uscisse dal casinò cantando vittoria perché gli sono rimaste le mutande. Stanno tremando sotto l’attacco da parte di un politico mediocre come Salvini nei santuari del comunismo italiano come le regioni rosse (non parlo del Trentino, Veneto o Molise!) e gridano vittoria solo perché sono riusciti a respingere, per ora, l’attacco?! Ma lo capiscono che solo la possibilità di una vittoria di Salvini in Toscana è già per loro una sconfitta? La realtà è che i risultati regionali sono stati influenzati più dal rapporto del candidato con l’elettorato che dalla presenza di Zingaretti o Salvini, due personaggi politicamente insignificanti che hanno la funzione di quello che porta la bandiera nelle sfilate. Chi comanda, se esiste, sta dietro. L’unico risultato significativo emerso da questa consultazione è quello del referendum sulla riduzione dei parlamentari. Tale risultato è doppiamente importante essendo stato ottenuto con una stragrande maggioranza (70%) e nonostante la paura che tale riduzione potesse costituire un pericolo per la democrazia. Si tratta quindi di un voto di sfiducia verso TUTTA la classe politica italiana ritenendola inutile o addirittura la vera minaccia per la democrazia. Ma per molti la sinistra si è rafforzata in quanto non ha perso altre Regioni e, tra l’altro, il “no” avrebbe largamente vinto in alcuni quartieri di Roma (si, hanno detto proprio così). Questo non è stato un voto per la destra o la sinistra (definizioni che rimangono solo nella testa di alcuni commentatori o leader politici che parlano come il Conte Tacchia); questo è un voto contro tutta la classe politica italiana ritenuta incapace di fare il proprio dovere. Infatti, il vero problema politico italiano non è la presenza di Matteo Salvini, ma l’assenza di un vero centrosinistra in alternativa al centrodestra che, nonostante tutte le sue contraddizioni, è riuscito a darsi una identità politica e soprattutto elettorale. L’immagine di Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Antonio (Silvio) Tajani è una costante quotidiana in tutti i news, mentre quella del centro sinistra non esiste. C’è Zingaretti che è come il coniglio nel cappello di un mago, c’è ma non c’è; Conte è un solista senza orchestra; Matteo Renzi, sempre determinante nelle scelte di questo gruppo anomalo, è uno che gioca contemporaneamente in due squadre diverse; Luigi di Maio sempre più isolato nella folla dei 5S e poi c’è Peppe Grillo che, ogni tanto, scende tra i mortali come Mosè quando tornò con i 10 Comandamenti e poi scompare. Sono disuniti su tutto ad eccezione di una cosa: bloccare Salvini. Ma lo sanno che Salvini si blocca da solo? Certo che lo sanno! Il loro problema non è infatti la presenza di Salvini, ma la sua scomparsa. Infatti, se Salvini scompare, loro ci devono dire chi sono. E non lo sanno nemmeno loro.

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