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Migranti, la Finanza sequestra un milione a un Centro d’accoglienza della provincia di Isernia

Nella giornata di oggi, giovedì 10 settembre, il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Isernia al comando del Colonnello Vito Simeone, in esecuzione di un Decreto di sequestro preventivo emesso dal GIP presso il Tribunale di Isernia Michele Caroppoli, ha proceduto a perquisizioni e sequestri nei confronti di una nota società impegnata nell’accoglienza ai migranti nella Provincia di Isernia e dei suo amministratori, ponendo sotto sequestro finalizzato alla confisca dirette e per equivalente beni, valori e liquidità nella disponibilità di questi per un valore pari ad oltre un milione di euro, corrispondenti all’illecito profitto ottenuto in seguito alla commissione di diversi reati fiscali finalizzati all’evasione di imposte dirette ed indirette quali i delitti di utilizzo di fatture relative ad operazioni inesistenti, di indebita compensazione e di dichiarazione infedele. Il sequestro preventivo oggi eseguito è stato richiesto dalla Procura di Isernia all’esito delle indagini svolte dal Gruppo della Guardia di Finanza di Isernia diretto dal Capitano Lorenzo Musone, coordinate dal Sost Proc Dott. Alessandro Iannitti sotto la direzione del Procuratore della Repubblica Carlo Fucci, nell’ambito delle quali è emerso che la società, tramite i suoi amministratori di fatto e di diritto, ha negli anni a il 2016-2017-2018 sottratto a tassazione una somma pari ad euro 1.120217 utilizzando, tra l’altro, fatture false in quanto emesse da una società terza compiacente a fronte di operazioni giustificative mai effettivamente realizzate, in taluni casi è stato possibile riscontrare che, al fine di dissimulare la liceità delle stesse, le prestazioni fatturate erano addirittura pagate mediante bonifico alla società emittente, la quale poi provvedeva a restituire tali somme direttamente all’amministratore di fatto, decurtate del prezzo della prestazione resa con l’emissione delle false fatture. I sequestri effettuati, sottraendo alla società e, per equivalente, ai suoi amministratori le somme corrispondenti al profitto ottenuto, quale risparmio di spesa fiscale da parte della società, dalla attività criminale, impediranno ai colpevoli di godere di tali illeciti guadagni e di operare sul mercato falsando, grazie agli introiti illeciti, la concorrenza con le tante altre società operanti nel medesimo settore nel rispetto delle regole, permettendo altresì allo Stato di recuperare, al momento della futura confisca, quanto sottratto all’erario.

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