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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 9 Settembre 2020

Demolizione dell’ex ospedaletto del Comune di Trivento, Tullio Farina fa alcune precisazioni

Demolizione dell’ex ospedaletto del Comune di Trivento, Tullio Farina fa alcune precisazioni. “Ho riletto con molta attenzione le due delibere consiliari n 5 del 20 del 2015 e n. 48 del 2018 con le quali il consiglio comunale ha deliberato l’acquisto dell’immobile,  ex ospedaletto – scrive Farina – con la relativa area di pertinenza e come ben ricordavo la decisione di tale provvedimento dipendeva dalla necessità di acquistare lo spazio verde per evitare non solo che privati cittadini potessero  impossessarsene ma anche per poter operare possibili rettifiche stradali su tale area verde, utili   per la collettività. In nessuna delle due delibere si parla o si intravede la possibilità un abbattimento dell’immobile esistente, altrimenti mai avrei votato a favore di tale acquisto con la prospettiva di spendere oltre 30.000,00 per un immobile per poi vederlo abbattere con un progetto di 50.000,00 euro. Chi avrebbe potuto ma immaginare che si valutasse l’acquisto e si acquistasse successivamente un immobile per buttarlo giù, mascherando l’intenzione con la assoluta necessità ed indispensabilità di entrare in possesso dell’aera esterna. Se la prospettiva degli amministratori in carica era quella di abbattere l’immobile dovevano indicarla chiaramente e prima di procedere all’acquisto dovevano far eseguire ai proprietari i dettami nell’ordinanza che aveva reso inagibile l’edificio dal novembre 2002 a seguito del sisma. In virtù di questo obbligo di legge, non adempiuto, forse avrebbero potuto ottenere anche migliori condizioni di vendita, se non addirittura il regalo stesso dell’immobile. Invece così non è stato; le motivazioni erano precise e relative per il solo intervento sull’area esterna, tanto da farmi esprimere, come già detto, un voto favorevole, che mai avrei dato sapendo dell’abbattimento di un bene che si acquistava per oltre 30 .000,00 euro. Un privato si sarebbe mai fatto valutar un immobile, tenendo presente il prezzo di mercato, sapendo poi di doverlo abbattere? Pertanto come è bello fare spesa con i soldi pubblici derivanti dall’avanzo di amministrazione a seguito di dissesto finanziario.  Invito tutti i cittadini a prendere visione e a fare una lettura attenta delle due delibere consiliari citate. Addirittura nella delibera consiliare n. 48/2018 c’è una mia dichiarazione di voto che suggerisce un immediato intervento sull’immobile per il suo ripristino non fosse altro per salvaguardare il decoro urbano, essendo al centro del paese e abbandonato a se stesso per quasi 20 anni.  Quell’immobile fino al mese di ottobre 2002 era stata sede perfettamente agibile della Polizia urbana, ma reso inagibile da un’ordinanza dovuta al sisma non è stato mai transennato e puntellato e fino a poco tempo fa è stato utilizzato come magazzino comunale dove frequentemente si recavano gli operai comunali. Non solo, ma sotto la tettoia di ingresso sostavano i cittadini per attendere il pullman Evidentemente i danni sismici non erano stati tanti disastrosi da giustificare una inagibilità totale dell’immobile. Inoltre l’immobile, quando sono stato eletto sindaco nel 1997, era utilizzato anche come centrale operativa perfettamente funzionante, nelle stagioni invernali, dei piani neve in quanto facilmente accessibile sia per i cittadini che segnalavano gli interventi da effettuare che per gli operatori dei mezzi preposti. Certamente tale funzione non poteva essere svolta nella sede centrale di via Torretta o di via Piano poste nel centro storico. Come si sarebbe potuto accedere facilmente con la neve e ghiaccio in tali sedi? Ma questi di oggi che ne sanno di tante problematiche. Dal 1960 la sede è sempre stata posseduta dal Comune che ne ha tenuto le chiavi senza pagare il fitto.  Solo dopo la dichiarata inagibilità di quell’immobile si è saputo chi fosse il vero proprietario per la notifica della relativa ordinanza di inagibilità e i vigili urbani si sono trasferiti in un immobile privato per oltre due lustri con spese di fitto da capogiro, pagati con la gestione sisma, tanto da poter con la somma spesa pei i fitti mensili ristrutturare interamente l’immobile abbandonato. Diciamo pure che l’immobile in questione ha avuto un iter travagliato e un utilizzo promiscuo, ma certamente la fine è ingloriosa e dispendiosa, tanto da costare sia per venirne in possesso che per toglierlo di mezzo. Spiace che gli organi di controllo contabili molte volte sono “in tutt’ altre faccende affaccendati e in questa roba morti e sotterrati”. Spero almeno – chiude Farina – che durante l’improvvida demolizione vengano salvate tutte quelle pietre sapientemente lavorate dai maestri scalpellini dell’epoca che in quell’occasione fecero scuola a tanti giovani apprendisti”.

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