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Presenze record per le visite guidate nel centro storico di Venafro

Presenze anche da Isernia, Conca Casale, Filignano, Pozzilli e altri Comuni ancora per le passeggiate nel centro storico di Venafro alla riscoperta di personaggi, storie e suggestioni del passato. L’iniziativa promossa da “ I Venafrani per Venafro “ e soprannominata “ Capabball’ e Capammont’ “, ossia andando la prima volta dai quartieri a nord verso quelli a sud ed per il secondo appuntamento all’incontrario, percorrendo altre zone della Venafro antica ed “incontrando” tutt’altro, l’iniziativa itinerante -si scriveva- in effetti ha avuto grosso successo di partecipanti, sollevando interessi e curiosità diffuse. Ieri pomeriggio la conclusione del tutto con “ Capammont’ “, che ha visto i presenti partire dal laghetto del rione Ciaraffella per andare verso la parte alta dell’abitato venafrano. Lungo il percorso si sono raggiunti ed illustrati “la strada della mezz’ora”, ossia i luoghi dove le fanciulle venafrane degli anni ‘50/’60 con la tina di rame ricolma d’acqua in testa s’intrattenevano a parlare -non più di mezz’ora appunto- coi propri corteggiatori, l’allora Arena delle Noci, quindi l’incrocio di Santa Lucia col cinema “Vittoria”, i tanti falegnami di un tempo ed il ricordo del sacrificio del giovane Nicandro De Rosa, medaglia d’argento al valor civile alla memoria. Poi ancora la casa dove nel ’56 soggiornò Totò durante la lavorazione del film “La legge è legge”, quindi la Chiesa di San Francesco con l’attiguo Convento omonimo ed accanto l’allora Teatro di Venafro. Nella circostanza è stato anche detto della vicina -e ricca di storiche testimonianze- zona patrizia dell’antica Venafro romana, col Teatro/Terme di S. Aniello in testa, complesso purtroppo poco fruibile perché costantemente chiuso. Dopodiché i partecipanti a “ Capammont’ “ hanno raggiunto la zona de “Le Monache” per ascoltare del vicino Convento di Clausura delle Clarisse e dell’annessa Chiesa di S. Chiara, oggi Museo Nazionale omonimo, della famosa “ruota” in cui venivano poggiati i neonati perché fossero cresciuti dalle suore e dell’ex Seminario Vescovile che ospita attualmente il Carsic per l’assistenza agli invalidi civili. Subito dopo, e proseguendo, l’accenno a personaggi particolari dei tempi andati, come “ Z’ Ngelina la pettora”, “Z’ Dariuccia” e la maga dei tempi andati. Quindi la sosta al palazzo che ospitò il Re Vittorio Emanuele II prima che raggiungesse a Taverna Catena di Vairano (Caserta) Giuseppe Garibaldi, fermandolo perché non arrivasse a Roma ed ottenendo dall’Eroe dei Due Mondi lo storico “Obbedisco !”. La folta comitiva si è successivamente portata al rione Mercato ed esattamente al tipico Vico Parasacco, ricordandone storia e personaggi, prima di soffermarsi sulla pietra con l’incisione della terribile peste che sconvolse Venafro nel 1.300 causando la morte di 1.200 persone, ossia gran parte della popolazione del tempo. Subito dopo, e ricordato altro personaggio del passato e la sua devozione per la Madonna del Rosario, sosta alla piazzetta dell’Annunziata per rinnovarne ricordi e testimonianze, prima di attraversare “La Portella”, lo storico e stretto passaggio, e portarsi all’Ingresso dei Cavalli di Castello Pandone, animali tanto cari al Conte Enrico Pandone. In chiusura da registrare il ricordo di Jovinella, Contessa di Venafro nel XIV secolo. Quindi applausi e saluti reciproci, con l’intesa di ritrovarsi a breve per altre interessanti passeggiate nella ricca ed attraente storia venafrana.
Tonino Atella

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