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Ridurre la piccionaia

Di Angelo Persichilli
Al referendum per la riduzione del numero dei parlamentari in Italia voterò “SI”. Capisco le preoccupazioni di coloro che votano contro e preciso che non voto a favore perché ciò farà risparmiare soldi; per risparmiare veramente occorre ben altro.
Mi sono invece posto due domande: la prima, sono favorevole alla riduzione solo perché i parlamentari attuali non funzionano? La seconda, qual è il numero necessario di parlamentari per far funzionare un sistema democratico?
Cominciamo dalla prima. Sarebbe un grosso errore farci influenzare dal cattivo comportamento della maggioranza dei parlamentari attuali rischiando di danneggiare, per sempre, un elemento importante per il funzionamento democratico. Sarebbe come fare il famoso dispetto di Pulcinella alla moglie.
La domanda più importante è invece la seconda: qual è il numero necessario di parlamentari per far funzionare un sistema democratico?
Nelle maggiori democrazie occidentali si elegge un parlamentare per ogni 100-120.000 abitanti. L’Italia rientra in questa forbice. I criteri comunque variano a seconda dell’estensione del territorio, della densità della popolazione e, a volte, anche dalla composizione etnica. Criteri precisi ma regole vaghe; insomma, ognuno si arrangia.
Inoltre, tali numeri furono scelti in tempi in cui la società era diversa, la rappresentanza difficile da assicurare, le comunicazioni quasi inesistenti e nelle mani di pochi e la tecnologia non era ancora un fenomeno di massa.
Certo, ora è una giungla nella quale ci si può facilmente perdere, ma è una realtà con la quale fare i conti in quanto la tecnologia è destinata a rimanere e avere un ruolo sempre più importante (Covid docet).
In questo contesto quindi, l’aumento o la riduzione del numero dei deputati che effetto può avere sulla democrazia?
In teoria, più alto è il numero dei rappresentanti più alta è la qualità della democrazia. In realtà invece sappiamo, e questo è importante, che più aumenta il numero di coloro che dovrebbero comandare, più diminuisce la governabilità e aumentano gli intrallazzi.
Democrazia senza governabilità si chiama anarchia, democrazia con pochi rappresentanti si chiama oligarchia e se c’è uno solo è invece dittatura.
Chi stabilisce dunque quale debba essere il numero giusto per bilanciare qualità della democrazia e governabilità evitando dittatura o anarchia?
L’Italia, nonostante l’alto numero di rappresentanti, non ha una vera democrazia, ma oligarchia. Paghiamo tutti questi parlamentari ma sappiamo che a governare sono pochissime persone, spesso nemmeno elette e, a volte, manipolati da governi stranieri.
Alcuni pensano che riducendo il numero dei parlamentari diminuisce la qualità della democrazia, ma nessuno dice che, aumentandolo, tale qualità aumenti. D’altra parte, nessuno può provare che una diminuzione la migliorerebbe. Ciò suggerisce che la soluzione non è necessariamente nei numeri.
Visto quindi che la loro presenza non è collegata alla qualità della democrazia, lasciamone a casa qualcuno. Se non altro il Parlamento si libererà di un po’ zavorra, si ridurrà l’inquinamento orale che disturba i dibattiti e, ridotta la piccionaia, sarà più facile individuare chi la fa fuori da vaso.
E se ciò non avverrà, ci accontenteremo di aver eliminando un po’ di pensioni d’oro, migliorato il traffico e ridotto l’inquinamento atmosferico a Roma eliminando qualche auto blu e poi, perché no, risparmiato qualche milione di euro da devolvere in beneficenza.

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