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Attualità - Provincia di Isernia - 5 Agosto 2020

La storica fede degli ortolani di Venafro per la Madonna dei Lattani nell’alto casertano

Lavoratori che un tempo lasciavano per uno/due giorni i campi che zappavano un anno intero per raccogliere prodotti con cui “tirare avanti” le rispettive famiglie ed andare dalla “loro” Madonna, la Vergine dei Monti Lattani nell’alto Casertano, esternando una fede secolare e bellissima che ogni anno si confermava forte, solida e meravigliosa. Trattasi degli ortolani di Venafro, o orticoltori, categoria che da sempre coltiva e produce l’ottima verdura venafrana e che ai primi di agosto lasciava ogni cosa per raggiungere il Santuario della Madonna dei Lattani nei magnifici castagneti del vulcano spento di Roccamonfina, nel Casertano a confine con Molise e Lazio. Si partiva il giorno prima della ricorrenza festiva del 2 agosto, muovendo in carovana una/due/dieci famiglie a bordo dei carretti tirati dai cavalli o dai muli. Si partiva da Ciaraffella, tipico rione ad ovest dell’abitato venafrano, ed era gran festa e gran vociare perché era tanta l’allegria per quanto ci si apprestava a fare. Su ogni carretto, in dialetto venafrano “la trainella”, salivano una/due famiglie con tantissimo ben di Dio a bordo per soddisfare gli appetiti nei momenti a venire. Il viaggio era lungo -durava mediamente diverse ore- e nemmeno tanto comodo, dovendo procedere su mezzi senza ammortizzatori e con le ruote di legno e ferro. Si sobbalzava in continuazione, anche perché le strade da percorrere erano tutte sterrate e piene di buche, ma il piacere di raggiungere in serata il Santuario dei Monti Lattani era tanto e tale da far dimenticare sacrifici e scomodità. Si cantava anche durante il viaggio e spesso ci si scambiava messaggi e saluti nel corso della “traversata”, fermandosi ogni tanto per qualche … necessità fisica naturale. Finalmente poco prima dell’imbrunire si arrivava, entrando con l’intera carovana nell’ampio piazzale antistante il luogo di culto, accolti con tanta simpatia dai Frati. Subito il primo irrinunciabile impegno: si entrava tutti, in assoluto silenzio e compostezza, nel luogo di culto, inginocchiandosi, segnandosi e pregando al cospetto della venerata immagine della Madonna. Quindi dai Frati per “ordinare” la Santa Messa dell’indomani mattina. E finalmente, anche perché si era stanchi ed alquanto … affamati, si stendevano le tovaglie a quadroni colorati sotto i portici del convento esponendovi sopra tutto quanto portato da casa : lasagna, carne nel sugo, frittate, salsicce crude, salami, prosciutto, formaggi, verdure, pane e tante bottiglie di vino, dando vita ad una cena decisamente luculliana e ricca di canti e tanti brindisi, senza che i frati si risentissero per il tanto vociare. Arrivava l’ora del riposo e ci si allungava a terra sulle coperte stese sotto gli stessi portici del convento, dopo aver rimosso tutto quanto non mangiato e bevuto, che all’indomani sarebbe stato donato ai religiosi, senza riportare alcunché a Venafro. All’alba del giorno dopo, erano tutti in ordine e puliti per andare in chiesa e partecipare alla celebrazione, ribadendo così la piena e convinta fede verso la Vergine dei Lattani. Intorno alle otto/le nove, la simpatica e festosa carovana era pronta per il viaggio di ritorno e qui altra bellissima forma di devozione : si lasciava il Santuario arretrando sino all’uscita, senza mai voltare le spalle alla Madonna. Un modo bellissimo ed unico per esternare e confermare la fede secolare, che ancora oggi tiene nonostante il trascorrere del tempo. Era sera inoltrata quando la particolarissima, festosa ed assai vociante “carovana” arrivava al rione Ciaraffella di Venafro, dove ci si salutava coi tipici “ statt’ buon’ “, “statt’ bona Carmé” e ci si abbracciava soddisfatti, con l’intesa di  tornare a mettersi in viaggio l’anno successivo a bordo delle scomode ma simpaticissime “trainelle” per ribadire fede e passione per la “loro” Madonna dei Lattani.

Tonino Atella

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