Home Attualità I soldi del MES servono alla sanità molisana

I soldi del MES servono alla sanità molisana

di Mino Dentizzi*

Dopo che l’attenzione era tutta rivolta al presidente Conte che trattava per ottenere le migliori condizioni possibili riguardo al recovery fund, il dibattito politico è tornato ad occuparsi del Mes (Meccanismo europeo di stabilità), cioè la possibilità che l’Italia riceva un finanziamento di 38 miliardi a tassi bassissimi e a scadenze lunghissime. Continuare a fare debito da pagare poi con titoli di Stato, che come gli ultimi si vendono coprendo l’inflazione e con interessi all’1,4 per cento, e non prendere dall’Europa i fondi Mes, che sono senza condizioni e da restituire in dieci anni senza interessi, non solo è contraddittorio ma anche insensato.
Non voglio entrare nella contrapposizione politica all’interno del governo e anche tra le forze di opposizione, che hanno idee diverse, ma solo evidenziare che quei soldi sarebbero essenziali per rivitalizzare la sanità pubblica. Si pensi, ad esempio, che il Molise potrebbe ricevere più o meno circa 200 milioni da poter spendere per tutto ciò che è spesa diretta e indiretta in sanità. Sarebbe una rivoluzione, dopo anni di tagli in questo settore, che potrebbe qualificare e rilanciare il Servizio Sanitario Nazionale, combattere meglio tutte le malattie, a cominciare da quelle che colpiscono i più poveri, e ridurre lo squilibrio tra Nord e Sud nei servizi sanitari, garantendo lavoro per centinaia di migliaia di persone.
Lascio alla politica la responsabilità di scegliere; ma, come cittadini non potremo mai perdonare una eventuale decisione negativa, motivata solo dall’alto grado di conflittualità tra i partiti, e non da una precisa scelta per il bene comune.
Azzardo a individuare in maniera schematica le azioni che si potrebbero mettere in campo con quei soldi, partendo dall’esempio dell’ospedale, che avrebbe un costo di 300.000 euro per nuovo posto letto da attivare. Con 30 milioni sarebbe quindi possibile disporre di 100 posti letto in più. Questo incremento potrebbe portare il numero dei posti letto del Molise dall’attuale 3.39 per mille abitanti a 4.39, valore pur sempre molto distante, per esempio, da quello della Francia, che è di 6.4 per mille abitanti. Ma, se distribuiti razionalmente nel territorio, questa apertura di nuovi posti letto potrebbe rappresentare una boccata di ossigeno per la nostra regione in molti settori e in molte zone carente di un’assistenza ospedaliera pubblica qualificata a causa degli irrazionali tagli compiuti nell’ultimo decennio.
Ovviamente con i 170 milioni restanti si potrebbe seriamente impostare una medicina del territorio, riorganizzando soprattutto l’assistenza e la cura delle malattie croniche (case della salute, assistenza domiciliare, centri diurni, residenze per anziani, ospedali di comunità). Se, ad esempio, si pensa che un posto letto in RSA costa circa 100.000 euro, si può avere un’idea di quali traguardi potrebbero essere raggiunti al fine di modificare decisamente il volto della medicina del territorio, il settore che più ha fatto soffrire con le sue mancanze i cittadini. Per esempio si potrebbero aprire velocemente la Rsa di Colletorto e il Centro per Malati di Alzheimer di Riccia, strutture terminate, ma che stanno lì chiuse a deteriorarsi.
L’esperienza della sanità italiana, ed anche di quella molisana, in corso di pandemia Covid-19 ha reso drammaticamente evidente, per esempio, la diffusa carenza di assistenza geriatrica in tutti i setting di cura, dal territorio ai reparti per acuti e alle strutture intermedie. Manca un riconoscimento di specificità della condizione della persona che invecchia: un ottantenne non è un adulto con anni in più, è un organismo biologicamente, psicologicamente e affettivamente diverso, e come tale richiede un’assistenza che ne rispetti le peculiari esigenze. Auspichiamo che, finalmente consci di tale inaccettabile carenza, le autorità sanitarie molisane con i soldi del Mes potrebbero porvi rimedio, sostenendo le buone pratiche assistenziali internazionalmente riconosciute, che vedono una metodologia assistenziale basata sulla valutazione multidimensionale, capace di garantire ai più anziani, specie se affetti da polipatologia e disabilità, l’assistenza con il migliore rapporto costo/efficacia.

*Psichiatra e Geriatra

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