Il primo a far suonare il campanello d’allarme era stato Vittorio Nola, presidente della Commissione regionale Antimafia, e oggi, puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la conferma della Direzione nazionale Antimafia: in Molise ndrangheta, camorra e mafia pugliese cercano intese con pregiudicati di altre nazionalità e famiglie rom. Non si segnalano ancora stabili presenze di organizzazioni con i caratteri tipici delle mafie. Tuttavia la Regione non risulta essere immune da proiezioni di cosche di ‘ndrangheta, di clan di camorra e di sodalizi di origine pugliese. È quanto si legge nella Relazione semestrale della Dia inviata al Parlamento. “Un elemento che accomuna queste organizzazioni – afferma il documento – sono le intese con pregiudicati di altre nazionalità, stabilitisi in Molise, o con famiglie rom stanziali, che agevolano la gestione sul territorio delle attività illecite tipiche delle associazioni mafiose, che sembrano così non avvertire la necessità di radicarsi. Di certo, la vicinanza geografica tra il Molise e la Campania tende a favorire la ‘migrazione’, in territorio molisano, di pregiudicati di origine napoletana e casertana, in particolare lungo la fascia adriatica e nelle zone tra il Sannio e il Matese, queste ultime prossime alle aree di influenza del cartello casertano dei Casalesi. Una conferma proviene dai sequestri di beni, alcuni dei quali hanno riguardato proiezioni di gruppi camorristici, dall’arresto di latitanti, dalla presenza diffusa di pregiudicati, con i rispettivi nuclei familiari, che hanno scelto di stabilirsi in Molise a seguito del divieto di dimora in altre regioni. Medesime considerazioni circa la contiguità territoriale valgono per i sodalizi di origine foggiana, presenti con proprie propaggini, al pari dei clan campani, nella zona costiera molisana, in particolare a Termoli, Campomarino, Petacciato e Montenero di Bisaccia.

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