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Editoriali - Idee e opinioni - 5 Luglio 2020

Le scelte autodistruttive della Lega in Molise

di Manuela Petescia*

Nomine non condivise, decisioni piovute dall’alto, attriti e tensioni al proprio interno e nella compagine di maggioranza. Un caso dopo l’altro, le scelte politiche della Lega nel Molise rischiano di avere conseguenze irreversibili. E il presidente Donato Toma è costretto a un difficile lavoro di tessitura.

La situazione di grave instabilità politica che la nostra regione sta vivendo sembra affondare le sue radici nelle scelte operate dalla Lega sin dall’esordio dell’amministrazione guidata da Donato Toma.

Il primo atto del governo Conte (quello gialloverde, a guida Lega e 5 Stelle) fu la nomina di Angelo Giustini, ex generale della Guardia di Finanza fortemente voluto dai 5 Stelle, a Commissario ad acta per la sanità regionale.

Una decisione che di fatto sottraeva la programmazione al presidente Toma e affidava la redazione del nuovo Piano operativo a una persona esterna, chiamata allo stesso tempo a traghettare il Molise fuori dal piano di rientro del debito sanitario.

Da allora, le scelte del partito di Salvini in Molise sembrano ispirate da una volontà di autodistruzione.

Dopo aver eletto due esponenti in Consiglio regionale, Aida Romagnuolo e Filomena Calenda, la Lega imponeva al centrodestra molisano l’ingresso in giunta dell’allora coordinatore regionale del partito, Luigi Mazzuto, non votato, non eletto, mai accettato dalle due consigliere.

E scoppia il primo incidente diplomatico.

Filomena Calenda Aida Romagnuolo e – ma in particolare Aida Romagnuolo, dall’alto del suo successo, prima eletta per il partito della Lega ‒ ritenendosi legittimate dal popolo a ricoprire il ruolo di assessore, convocano una conferenza stampa e chiedono a Salvini di rimuovere Luigi Mazzuto.

Ma Matteo Salvini rimuove direttamente loro:

«Le due consigliere non parleranno più a nome della Lega, non c’è bisogno di personalismi e polemiche», dice il capo, e scoppia il secondo incidente diplomatico

Nel frattempo arrivano le elezioni amministrative del maggio e giugno 2019: la scelta del sindaco di Campobasso spetta alla Lega, il coordinatore del partito e assessore regionale Luigi Mazzuto sceglie una candidatura perdente, il comune finisce nelle mani del movimento 5 stelle e la Lega commissaria Mazzuto: al suo posto, piovuto dall’alto, arriva Jari Colla, e siamo al terzo incidente diplomatico visto che Luigi Mazzuto, ancora regolarmente seduto in giunta, non è né un consigliere eletto per la Lega né tantomeno il coordinatore regionale del partito.

Donato Toma ne trae perciò le conseguenze politiche e lo solleva dall’incarico.

Il resto della storia va in onda in questi giorni.

L’ex Governatore Michele Iorio ha ormai preso le distanze – e da tempo ‒ dalla maggioranza; le due consigliere regionali restano in attesa di un riconoscimento di cui avrebbero tutto il diritto, ma la Lega invece di ri-accoglierle nel partito tira fuori dal cilindro il nuovo nome: è quello di Michele Marone, presidente del consiglio comunale di Termoli, persona di indubbio spessore politico e professionale che ha tutte le carte in regola per rappresentare degnamente la Lega in giunta regionale: ma i voti, in consiglio, non ci sono e il Movimento 5 Stelle presenta una mozione di sfiducia.
Siamo tornati, insomma, al punto di partenza e la carta della mediazione torna ancora una volta nelle mani di Donato Toma.

*direttore Telemolise

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