Editoriali - Idee e opinioni - 30 Maggio 2020

di MINO DENTIZZI*
Le strutture residenziali per anziani in tutta Italia sono state nell’occhio del ciclone Covid-19. Per settimane tutti i fari erano puntati sulle case di riposo e coloro che avevano familiari ricoverati in tali strutture temevano per la loro sorte. D’altronde i numeri che ogni giorno venivano annunciati di anziani affetti da covid 19 erano molto, ma molto preoccupanti. Anche il Molise, pur nella sua piccola dimensione, ha avuto due strutture che sono state investite pesantemente dalla pandemia con decessi di anziani. Gli operatori mantenendo inalterato, anzi rafforzando, il loro impegno nella stragrande maggioranza delle strutture hanno continuato a fornire cure e assistenza dignitose, se non eccellenti, pur avendo timore di essere contagiati e di contagiare.
Un aspetto fondamentale della fase 2, quindi, avrebbe dovuto riguardare la formulazione di chiare linee guida inerenti alla organizzazione di percorsi all’interno delle residenze per anziani per il ritorno alla normalità. La Regione Molise ancora non ha dato nessuna indicazione, altre regioni hanno stilato delle regole; ma, spesso, sono più pezze d’appoggio per far fronte a eventuali dispute giudiziarie, che non a appropriate linee di indirizzo che, dopo una accurata analisi della situazione esistente,individuino le pratiche da attuare.
Oggi molte residenze per anziani si trovano con i bilanci economici in bilico causati da una parte dall’incremento delle spese per l’acquisto di materiali e presidi di protezione per adeguarsi alle disposizioni ministeriali, e dall’altra dalla diminuzione dei ricavi determinata dalla riduzione dei posti occupati a causa della morte degli ospiti e dalla chiusura ai nuovi ingressi. Questa problematicità limita gli ambiti di manovra per adeguamenti onerosi, dei quali purtroppo non si sono date precise indicazioni rispetto agli aspetti economici, e per qualsiasi atto che non permetta nuove entrate.
Bisogna anche tenere presente che tante strutture per anziani, già prima della pandemia, non navigavano nell’oro, perché a fronte di rette non particolarmente elevate la gran parte ha adottato in questi anni standard di personale almeno il 10-15% superiori rispetto a quelli prescritti dagli accreditamenti, con le ovvie ripercussioni sui bilanci economici.
In questo panorama si collocano le richieste di alcune regioni a cui devono adempiere le residenze per avere la autorizzazione al ricovero di nuovi ospiti. Si considerino, in modo schematico, per esempio i costi derivanti dall’organizzazione del personale per assistere gli ospiti nei vari livelli di organizzazione dei nuclei di isolamento, dalla riorganizzazione degli spazi comuni e delle modalità delle visite dei parenti. E ci accorgiamo che i costi di gestione hanno un aumento considerevole.
In questo momento non discuto sull’efficacia assistenziale, curativa e preventiva di precauzioni così impegnative, ma teniamo a mente che le attività nelle strutture per anziani devono riprendere nel modo più consueto possibile, altrimenti verificheremo l’impossibilità di predisporre una vita decorosa degli anziani. Norme troppo vincolanti leverebbero la terra sotto i piedi al futuro della vita nelle residenze e, quasi sicuramente, si respirerebbe un’aria angosciosa di disagi, di sofferenze, di dolore, che colpirebbe prima di tutto gli ospiti, ma anche i loro famigliari e soprattutto gli operatori, che non avrebbero la possibilità concreta di lavorare bene, come sarebbero in grado di fare.
Altro momento spinoso e complesso è la riapertura delle residenze ai familiari. Si dovrà cominciare con molta cautela, perché molti anziani ospiti saranno, dopo tanto isolamento, in condizioni non ottimali di salute. I loro cari dovranno essere preparati a questo incontro, forse troppo carico di attese, in modo da evitare momenti spiacevoli, contesti sgradevoli, tensioni emotive. Le vittime principali sarebbero gli anziani, molti dei quali non sono capaci di comprendere correttamente gli avvenimenti, ma ne intuirebbero le atmosfere ostili. Ma anche i parenti potrebbero ricevere un’impressione sbagliata dell’immane lavoro che tutti gli operatori hanno svolto in questi mesi all’interno delle residenze “chiuse”.
* geriatra

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