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Attualità - Editoriali - Idee e opinioni - 26 Maggio 2020

Sugli assistenti civici

Adele Fraracci

di ADELE FRARACCI

Non buttiamola in caciara, dove tutto è risolto in simpatia-antipatia, in tifo e contro tifo, in sospetto e appiattimento; non facciamoci neanche martellare dalla demagogia politica che è pronta a “schierarsi” sui temi con superficialità, ora con toni da imbonitore tesi a smorzare ora con toni polemici tesi a aizzare la piazza.

Quale piazza poi? Quella virtuale dei social. In fase di pandemia pressoché solo questa.

Al di là del tema specifico, che per chi scrive appare un qualcosa di inconcepibile per ragioni culturali e di mentalità, dovremmo tutti riflettere in maniera più ampia, nella consapevolezza che il pensiero è azione, che la teoria è nevralgica per la prassi, che parlare o agire prima di pensare non è bene, ce lo dice il buonsenso, il consiglio della nonna, l’insegnamento della vita, anche sul piano personale. Insomma scegliete voi. L’importante è riflettere. E dalla riflessione giungere al proprio punto di vista e il mio, per carità, potrebbe risultare assai diverso da quello dei lettori. Lo sforzo però sta nel capirsi e rifuggire dal pensiero debole o semplicistico o demagogico.
Perché per me questa vicenda degli assistenti civici ha un significato non solo circoscritto a un bando, ma più ampio. Cerco di spiegarmi.

Nel merito, l’assistente civico appare una trovata surreale. Perché ? Perché il principio di realtà indubitabilmente ci dice che in uno Stato di diritto c’è chi, a vario titolo, è preposto a prevenzione, controllo e sanzione. Dunque, ci sono organi, a cui delegare sicurezza e ordine pubblico. Per un liberale lo Stato nasce, come patto di unione, solo per questa ragione, tesa a garantire i principi inalienabili di vita, libertà e proprietà privata. Così per la nostra Costituzione democratica, la quale, volendo tralasciare qui il complesso concorso di fattori e di rapporti sociali, assicura un sistema di protezione sociale e prevede alcune prestazioni universalistiche: sanità e istruzione innanzitutto, ma anche sicurezza e ordine pubblico.
Sappiamo come la crisi economica degli anni Settanta ha condotto a ripensare il welfare state. Ma il ripensamento purtroppo si è risolto in una destrutturazione, via via al suo smantellamento sotto il fanatico culto del neoliberismo. Un neoliberismo globalizzante, con i suoi orgiastici diktat. È così che la cattiva politica italiana ha attentato alla sanità pubblica e non solo alla sanità, anche alla scuola e a altri comparti fondamentali. Tagli su tagli, prodotto della spending-review, hanno consegnato agli Italiani ora, ai tempi del covid 19, inconfutabilmente il conto. In sanità ad esempio: medici e infermieri insufficienti, macchinari vetusti, gare d’appalto al ribasso che hanno dato in cambio materiali scadenti, ospedali abbandonati, carenza di posti letto, mancanza di quanto serve per la pandemia, per più di un mese finanche mascherine e alcool disinfettante. Il covid è stato lo spauracchio che ha suonato da grancassa a tutto ciò che è stato tolto in questi lustri agli Italiani, a loro che pagano tasse salatissime per avere indietro un servizio fondamentale, quello alla salute , che assieme alla scuola, sospesa quanto i tribunali, è punto nevralgico del welfare, della nostra democrazia. Sembra incredibile, ma il covid non fa che comprovare l’orgiastica carneficina che è stata fatta negli anni ai danni degli organi dello Stato sociale .

Sul tema specifico del bando, è la conferma di come i cittadini siano percepiti dai decisori politici dei “minorenni”, a cui poter imporre di tutto, ora finanche “tutori” per esercitare con senso di responsabilità la propria personale libertà . Kant inorridirebbe, ha costruito il suo pensiero nutrendo fiducia sulla capacità di critica degli uomini, sulla loro possibilità di essere autonomi e “maggiorenni”. Imbarazzante davvero, sul piano concettuale, culturale e concreto questo disegno del governo. Un disegno che si inquadra dentro quello più ampio: voler sostituire al welfare state – siamo alle ultime battute secondo alcuni economisti e politici – il welfare society.
Nell’ultimo mese ricorderete: le battute di Boccia sui maturandi, per il quale una volta conseguito il diploma i ragazzi potrebbero essere impiegati per portare la spesa agli anziani e in altri servizi; le riflessioni dell’economista Zamagni, per il quale i giovani devono prestare il sevizio civile universale giacché ce ne sono ben 80.000 disposti a lavorare gratuitamente. Ecco che si è ora di fronte a un bando attraverso cui 60.000 persone si dovrebbero impegnare, con approssimazione inevitabile, a un “lavoro” poco o niente retribuito per vigilare sui cittadini poco accorti che si assembrano e supportarli nell’esercizio responsabile della loro personale libertà.
Non so se definirla una “pagliacciata” o un tentativo maldestro e destinato a fallire di controllo da regime di polizia o una prolunga per spiare, so con certezza – e è ciò che mi sta a cuore dimostrare – che si tratta di una sciatta e imbarazzante iniziativa attraverso cui, appunto, si vuole mettere sempre più a regime il welfare society, che prevede che sia l’intera società, e non solo lo Stato, a farsi carico delle situazioni di bisogno. Tra l’altro a basso prezzo, direi a prezzi stracciati, secondo la “tradizione” della macelleria sociale neoliberista e della precarietà avallata dallo stesso Jobs act renziano, che ha ucciso lo Statuto dei lavoratori, illo tempore tipico prodotto del welfare state. Un welfare society composto da tre sfere: Stato e enti pubblici; imprese ( che qui da noi coincidono di fatto con Confindustria), terzo settore fatto di associazionismo. Zamagni identifica quest’ultimo come società civile organizzata. Mi sembra un’ottima definizione, tale che fa comprendere che tu Antonio che lavori e non hai tempo da dedicare a associazioni , sei tagliato fuori. Ancor di più Antonia, che lavora, s’impegna a casa coi figli prima, coi genitori anziani dopo, che il volontariato lo fa ogni santo giorno per l’intero arco della vita a titolo gratuito a casa sua, assicurando con le sue buone azioni risultati vantaggiosi alla società tutta. Nel nostro paese gli Antonio e Antonia sono in maggior numero rispetto a chi fa parte in maniera operativa delle associazioni. Le associazioni dovrebbero garantire gli interessi , i più svariati , di Antonio e Antonia? Vedete, quegli interessi gli Antonio li hanno demandati allo Stato e la nostra Costituzione, ben lontana dall’essere una favola, pone un principio per cui non solo gli Antonio, ma pure i Mario, Giuseppe e ogni “santo cristiano” paga tasse per avere indietro una cittadinanza libera che deve contare su prestazioni universali e non relegata a essere una cittadinanza censitaria e differita, finanche eterodiretta attraverso l’improbabile buon servizio di “mediatori” civici. La nostra è inequivocabilmente una Carta collegata allo Stato di diritto sociale.
Del resto val la pena chiudere con alcune domande retoriche, in cui cioè le risposte sono scontate: tra le tre sfere del welfare society, quale risulta la più forte? Nel caso di alleanze, quali sfere facilmente potrebbero trovare un accordo? Tutte le associazioni hanno lo stesso peso? Le associazioni sono nel loro settore tutte in sinergia e spirito collaborativo?
A me la vicenda degli assistenti civici e l’idea del welfare society, si è capito, non piacciono affatto. Il covid 19 può essere utilizzato oggi dai “potentes” come additivo per accelerare queste tesi, direi invece di poter usarlo per saper cogliere l’incongruenza e la perniciosità di siffatti “canovacci di lavoro e di tesi”.

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