Home Attualità Giornata della Legalità, la Caritas diocesana di Trivento ricorda l’incontro del 1994, con il magistrato Nino Caponnetto, in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino
Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 23 Maggio 2020

Giornata della Legalità, la Caritas diocesana di Trivento ricorda l’incontro del 1994, con il magistrato Nino Caponnetto, in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino

Giornata della Legalità, la Caritas diocesana di Trivento ricorda l’incontro organizzato il 18 giugno 1994, con il magistrato Nino Caponnetto, in memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. In piazza Cattedrale, erano presenti il vescovo di Trivento, Antonio Santucci, il direttore della Caritas diocesana, don Alberto Conti. Un meraviglioso pomeriggio con un anziano magistrato in pensione, così iniziò il suo messaggio Caponnetto, un messaggio di speranza, dopo il sacrificio di due martiri dello Stato, della nazione, Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, caduti sotto i colpi della mafia, il 23 maggio a Capaci e il 19 luglio in via D’Amelio a Palermo, di quel terribile 1992. Una frase semplicissima di Caponnetto fu quella più emblematica, quella che più arrivò alla sensibilità di tutti, ricordando Giovanni Falcone, disse: per combattere la mafia, basta che ognuno faccia il proprio dovere, costi quello che costi. Caponnetto, che all’indomani delle stragi, sconfortato, ad un telecronista riuscì a proferire solo queste parole “è finito tutto”, in quel pomeriggio del 18 giugno del 1994 a Trivento diede una grande lezione civica, chiamando martiri Falcone e Borsellino, e ricordando i loro valori, per i quali erano vissuti, per i quali erano morti. Ideali semplici e forti allo stesso tempo: l’amore del lavoro, il senso di dedizione allo Stato, la volontà di operare nel bene, di perseguire il male e la corruzione. “Sono andati avanti nel loro lavoro – disse Caponnetto – pur consapevoli della loro fine, solo perché amavano la loro terra. Ci hanno dato un grande insegnamento, rialzarsi sempre dopo ogni caduta, non abbattersi mai, non arrendersi mai, andare avanti con la stessa fede, con lo stesso slancio. Hanno portato il nostro Paese – concluse Caponnetto – verso la rigenerazione, nulla sarà come prima. Abbiamo un grosso debito verso di loro, verso tutti coloro che sono caduti sotto i colpi della mafia”. Caponnetto chiuse il suo toccante discorso, ricordando le quattro virtù lasciateci in eredità da Giovanni Falcone e Paolo Borsellino: il culto della legalità, della solidarietà, della tolleranza, l’amore verso la persona umana.

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