Da vicenda locale, circoscritta a una città, Campobasso e, in particolare, ad una comunità, quella dei Rom del capoluogo regionale, il ”Caso Molise” sta occupando le cronache dei Media nazionali da diversi giorni, tanto che si parla della nostra regione come del classico esempio di una pandemia ancora non sconfitta. Sono in tanti a dire: attenti, guardate in Molise cosa sta succedendo, con l’indice di contagio che ora ha portato la nostra regione in testa alla classifica nazionale. Insomma, da qualunque punto di vista la si voglia guardare, la vicenda del cluster Rom è una vicenda che merita attenzione e che ha convinto anche l’eurodeputato molisano Aldo Patricello ad intervenire. «Finora – ha detto Patriciello – sono rimasto zitto, preoccupato delle conseguenze di un’emergenza sanitaria che rischia di trasformarsi a breve in un’emergenza economica e sociale. Non era e non sarebbe stato il momento di fare polemica, ma – continua l’eurodeputato – sentire gli esponenti di un partito accusare di sciacallaggio Berlusconi mi ha convinto a parlare. Sono gli stessi esponenti politici che solo qualche settimana fa richiedevano a gran voce e ottenevano anche l’istituzione della zona rossa per Comuni molisani, come Riccia, Venafro e Pozzilli, dove i contagiati si contavano sulle dita di una mano». «Nessuno sciacallaggio – continua l’eurodeputato – perché ciò che è accaduto a Campobasso è terribilmente serio. Sia per l’entità del contagio in sé, sia perché il focolaio è esploso in un momento in cui in quasi tutte le Regioni la curva del contagio sembra affievolirsi. Ora, invece, c’è il rischio che tale situazione rallenti ancora di più la cosiddetta fase2, compromettendo in maniera drammatica le speranze di far ripartire l’economia della nostra Regione.  Il “caso Campobasso” e il ”caso Molise” sono saliti alla ribalta nazionale per questi fatti e non certo per le critiche e le dichiarazioni espresse da Silvio Berlusconi e da Annaelsa Tartaglione. Le loro parole sono servite ad accendere una luce su un problema reale, serio: la loro è stata una testimonianza di affetto e preoccupazione nei confronti di un territorio a rischio, cosa ben diversa dagli attacchi qualunquistici e demagogici, portati avanti per casi in cui non era necessario farlo, come Riccia, Pozzilli e Venafro.

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