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Apertura - Attualità - Editoriali - Evidenza - 15 Maggio 2020

Didattica a distanza e nuovi mondi. La testimonianza di chi vive l’insegnamento al tempo del Coronavirus

DAD e nuovi mondi

La testimonianza di chi vive l’insegnamento al tempo del coronavirus sul fronte della scuola (I.C. D’Ovidio-Jovine)

di Annunziata D’Alessio

Sono ormai passati due mesi dal fatidico 5 marzo: chiusura scuole!E, Dio mio, quanto sono ancora provata!Mi sembra di aver camminato chilometri senza sosta, a piedi nudi e vestita di cenci…
E’ questo, infatti, il viaggio che ho intrapreso dentro di me! Un viaggio lungo, faticoso e, per alcuni aspetti, credo non concluso…Per me che allargo sempre tanto lo sguardo e scavo nel profondo, questi sono giorni particolarmente difficili.”Io era tra color che son sospesi” non è solo un celebre verso dantesco ma, anzi, una condizione di vita estremamente possibile proprio dentro l’apparente banalità della realtà, per chi ha conosciuto un dramma individuale di qualsiasi natura. Tuttavia, la pausa da limbo, che stiamo vivendo, è diversa da tutte le altre angosce!Sembra abitare “l’urlo“di Munch e, nel suo imponderabile, alterarsi, dilatarsi, avvolgerci in massa e risucchiarci in un’unica dimensione di distopia generale. Poi capita che mi ricordi di una rima, di un libro, di un concetto e allora lo sguardo si riempie di luce e la voragine di speranza. A settembre la scuola riparte! Ma con quali certezze?! Le uniche emerse fin qui e credo evidenti per tutti i miei amici-colleghi, compagni di ventura: la scoperta di nuovi mondi! La didattica a distanza o DAD, come abbiamo imparato a conoscerla in questi mesi, ci ha fatto approdare a nuovi lidi e trovare nuovi orizzonti per la “rivelazione” di una scuola nuova…da consegnare, si spera, a una umanità rinnovata! E’ questo, infatti, ciò che ha fatto il terribile virus, imperversando nel mondo: ha ermeticamente inscatolato fra le quattro mura di casa proprio tutti. In anima e corpo,poveri, ricchi, potenti, impotenti costretti a mettere in discussione quelli che ritenevamo i nostri punti di forza. Ed è qui che i castelli di sabbia tanto operosamente costruiti sono caduti  in un soffio, lasciandoci soli con i nostri limiti dalle mille sfaccettature. Esistenze diverse, prigioniere blindate della loro immensa finitudo, sotto lo stesso cielo. Ognuno ha dovuto fare i conti con se stesso, con quelle scelte di vita che fino al 5 marzo 2020 avevamo interpretato benissimo agli occhi del mondo e che, invece, all’improvviso si sono rivelate fallaci. Ed è così che mentre indossavamo una mascherina per proteggerci, altre, ben più ingombranti, siamo stati costretti a tirarle giù…per guardare in faccia la realtà! E in questa realtà ci siamo ritrovati tutti, dal piccolo al grande cosmo: singole fragilità assalite da un’insolita quotidianità, coppie scoppiate nel panico della loro solitudine, famiglie colabrodo, la politica che tanto male ci governa, una sanità sottovalutata nelle sue precarietà ma al contempo serrata in flotte a frotte di esseri umani in camice bianco, vincolati dai loro giuramenti deontologici, capaci di trasformare professioni sottopagate in autentiche missioni sul campo, corpi civili e militari a disposizione, nei secoli fedeli alle vite altrui e in fine, sotto sotto, i poveri bistrattati insegnanti. Sì, ci siamo anche noi! E questa volta un po’, forse, più riconosciuti e amati! La scuola, infatti, nell’incubo dei mesi scorsi è riuscita a tenere duro di fronte al delirio come nessun’altra istituzione. Dirigenti e corpo docente di ogni ordine e grado, da regione a regione, hanno saputo tenere il timone. Tenace e volenterosa la Scuola tutta si è messa in gioco: dalla major storica per eccellenza del capoluogo molisano come la D’Ovidio a una junior ormai navigata come la Jovine. In particolare, l’ i.c. D’Ovidio è salito in cattedra, producendo il meglio di sé in fatto di competenza e professionalità: esperienza e innovazione digitale hanno viaggiato insieme sulla rete, incontrandosi in un interesse comune. L’alunno e il personale docente sono stati presi per mano lungo un percorso entro il quale sarebbe stato facile perdersi. Si è stati accompagnati e guidati, districandosi all’interno di un “far west” di pregiudizi generalizzati, supponenze e contrarietà a prescindere che troppo spesso sparano a zero sulla scuola. In realtà, seduta dietro i computer, da contorsionista improvvisata, la grande famiglia-scuola si è cimentata in acrobazie di ampliamento e allungamento metodologico. Fra prove e consigli tecnici, piovuti a tutte le ore, senza limiti né di spazio né di tempo, fra videolezioni e videoconferenze, non solo ha saputo mantenere la rotta dritta verso i ragazzi ma è stata in grado di avviare con loro addirittura un modo di fare lezione dove ciò che più ha contato non è stata una verifica sommativa del loro operato bensì la resa formativa che scaturisce da una componente fin troppo sottovalutata: la capacità di entrare in relazione! Si è aggrappata al necessario!Questo tipo di scuola si è rivelata per certi versi sorprendente, non scontata e di certo ferma sulla soglia della riflessione…prima di ripartire! Ma ripartire in che modo?! Intanto, non a mani nude, con le maniche rimboccate in una nebulosa di sicure incertezze, oppure, se Dio vorrà, con l’asso di spada in pugno del tanto agognato vaccino!La didattica virtuale è stata il “deus ex machina” in una fase di estrema emergenza, tuttavia sicurezza e presenza fisica restano le condizioni necessarie da recuperare in egual misura per ritornare a una educazione condivisa reale e non solo alternativa. Fortunatamente ancora non esiste una maieutica digitale capace di prescindere da un vero contatto allievo-maestro. Sarebbe davvero riduttivo e limitante per un’arte così  grande! La questione  scuola, dunque, occupa più che mai nell’agenda del Governo un posto di prioritaria importanza al pari di economia e sanità: fanno parte della stessa scommessa per il futuro. Ricordiamoci, come mi ha richiamato alla memoria una voce amica, che ogni crisi umanitaria ha la sua filosofia per ricominciare. E allora si potrebbe ripartire tutti da qui : “il cielo stellato sopra di me e la legge morale dentro di me” (I. Kant, “Critica della ragion pratica”).

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