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Attualità - Evidenza - Idee e opinioni - 15 Maggio 2020

Bentornata. Ma eroina no!

La vicenda di Silvia Romano, la cooperante milanese tornata a casa dopo due anni di ‘prigionia’ in Kenia dopo il riscatto pagato dal contribuente italiano, ha sollevato, come era prevedibile, aspre polemiche. C’è chi parla di azione umanitaria per salvare una persona che ha rischiato la vita per aiutare i bambini che muoiono di fame, altri invece chiedono spiegazioni perché l’operazione presenta dei punti controversi.
Qualcuno, al solito, cerca di radicalizzare il dibattito tra chi parla di bambini che muoiono di fame e chi invece vuole fregarsene perché vi sono altre priorità. Nel mezzo c’è la stragrande maggioranza che invece vuole solo capire cosa sia successo.
Prima di allargare quindi il dibattito sulla pace nel mondo e salvare l’umanità dagli UFO, torniamo con i piedi per terra e alla ‘liberazione’ della Romano facendoci qualche domanda.
Tanto per cominciare, se lei ha dichiarato di essere stata trattata bene, di avere preso liberamente le sue decisioni, di essersi, sembra, anche sposata con uno di loro e si è convertita alla religione islamica, il governo italiano ha pagato (quattro?) milioni di euro per liberarla da chi?
Non sono d’accordo con coloro che dicono che questi soldi dovevano essere usati per aiutare persone in difficoltà in Italia in quanto una cosa non è alternativa all’altra, si possono fare entrambe.
Le cose che invece mi preoccupano sono altre: primo, pagare un riscatto potrebbe non scoraggiare altri dal compiere simili azioni in futuro; secondo, preoccupa dove sono andati a finire i soldi dei contribuenti italiani e, come già detto, non è chiaro perché pagare un riscatto per liberare una persona che dice di avere preso liberamente le sue decisioni.
Certo, si parla della sindrome di Stoccolma, cioè del prigioniero che si innamora del carceriere, e fra qualche tempo la Romano potrebbe, come credo, togliersi il velo e tornare quella di una volta. La ragazza ha passato momenti terribili e, se sai di essere prigioniera di feroci assassini, sei pronto a qualsiasi conversione.
Comunque, cattolica o islamica, non interessa in quanto i dubbi sull’operazione rimarrebbero in entrambi i casi. Se, infatti, passati gli effetti della Sindrome di Stoccolma, la Romano denunciasse i suoi rapitori, rimarrebbe la gravità del suo gesto di andare in zone pericolose senza le adeguate protezioni e qualifiche precise. La Onlus per la quale lavorava come volontaria è la Africa Milele. “Ma – come scrive Il Resto del Carlino – nel registro delle Agenzie delle Entrate delle Marche, come associazione onlus, fino a ottobre 2019 non compariva”. Sono in corso accertamenti.
Se invece lei rimarrà mussulmana e confermerà la libertà delle sue scelte, allora si ritorna alla domanda iniziale e cioè, perché pagare un riscatto per liberare una persona libera?
Ciò che invece è certo è che milioni di euro del contribuente italiano sono andati nelle mani di un sanguinario gruppo terrorista, gli Al-Shabab. Si tratta, come ha scritto il Corriere della Sera questa settimana, di una organizzazione di “terroristi affiliati ad Al Qaeda, ma anche «mercanti»”. E, per chi avesse ancora dubbi, è addirittura giunta una intervista a Repubblica del loro portavoce, si un portavoce, Ali Dhere, il quale ha confermato che quei soldi “in parte serviranno ad acquistare armi, di cui abbiamo sempre più bisogno per portare avanti la jihad, la nostra guerra santa”.

Essi si muovono lungo il confine tra Kenya e Somalia, in una regione dove operano banditi, terroristi, politici corrotti e, ovviamente, potenze straniere per difendere interessi non ben definiti ma intuibili. Vi sono ingenti somme di denaro in ballo e, vittime di tutti questi intrallazzi internazionali, sono migliaia di persone che muoiono di fame. Soprattutto bambini.
Per risolvere il problema occorrono iniziative a livello internazionale e una volontà politica che, purtroppo, non esiste. Ma una cosa è sicura: il problema non verrà risolto da qualche ragazza dell’hinterland milanese con comportamenti irresponsabili. Iniziative come quelle della Romano non faranno altro che peggiorare le cose creando occasioni pericolose per veicolare milioni di euro verso questi banditi e diventare anche un loro strumento di propaganda antioccidentale. E questi sono fatti.
Ha fatto bene il governo italiano a pagare il riscatto? Si. La ragazza, stando a precedenti simili, ha certamente subito pressioni, torture fisiche e psicologiche inimmaginabili, quindi dobbiamo tutti essere contenti se ora sia tornata a casa. Sperando comunque che la sua azione irresponsabile di recarsi in queste zone pericolose non serva ad incoraggiare altri a compiere le stesse scellerataggini.
Infine, chiedo un favore, anzi due.
Primo, non chiamatela eroina e io prometto di non chiamarla in altro modo.
Secondo, mi rivolgo al premier Giuseppe Conte e al ministro Luigi Di Maio: speriamo che non ci sarà una prossima volta ma, se ci sarà, per favore evitate quelle sceneggiate all’arrivo dell’aereo su chi debba fare per primo la foto con la “eroina”. C’è poco da festeggiare dopo aver consegnato milioni di euro a sanguinari terroristi che ora sono più forti e per liberare una persona che dice, almeno per ora, di essere stata sempre libera.

di Angelo Persichilli

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