Home Attualità Incertezza e certezze in Molise. Tutto il resto è tifo

Incertezza e certezze in Molise. Tutto il resto è tifo

Adele Fraracci

di ADELE FRARACCI
Di fronte al boom, non si può che fare affidamento sulla circoscrizione dei contagi alla comunità Rom e alla scuola allevi carabinieri del capoluogo.
Dispiace per entrambe le categorie.
Non può che far piacere se entrambe escano, senza danno estremo e con una conclusione lieta, da questo dramma.
Non si può che confidare sulla capacità di chi è preposto al contenimento a fare bene e compiutamente la propria parte, a iniziare dalla responsabilità individuale di quanti fanno parte delle due categorie.
Ciò che è in gioco è la difesa del benessere fisico delle persone direttamente coinvolte e degli abitanti del territorio di Campobasso e del Molise.

Il boom di contagi si è registrato agli inizi della fase 2, quella che aveva stagliato all’orizzonte uno scenario che gradualmente avrebbe dovuto offrire chance diverse, aperte cioè alla ripresa del godimento dei diritti di libertà e a ridare nutrimento al tessuto economico.

Schiacciati per due mesi sotto il peso del “dispotismo sanitario”, accettato e, al contempo, subito dai cittadini per due ragioni : avere indietro sicurezza sanitaria e ordine pubblico, esso si è rivelato una mezza beffa. I sacrifici, infatti, possono ora non essere ripagati pienamente o, nel caso il contenimento da ora in poi funzionerà, il timore non si mitigherà facilmente, dato l’orizzonte di incertezza.

Incertezza a fronte di certezze. Da una parte incertezza inevitabile: sul piano medico-sanitario a oggi non c’è univocità nel sapere come il virus evolverà. Si legge: si sta depotenziando nei suoi effetti più aggressivi; potrebbe sparire col caldo; potrebbe riapparire in autunno; le terapie per contrastarlo sono sempre più mirate, ma non ancora compiute; tamponi chi si chi no; esami sierologici che funzionano ma anche no; si attende il vaccino … . Certezza che lo smantellamento della sanità deve condurci scaglionati all’accesso alle cure. Per i Molisani quest’ultimo era l’assioma, chiaro e evidente a tutti sin dalle prime battute dell’emergenza. Perciò oggi il senso di incertezza di fronte al boom di contagi è avvertito come un pericolo reale; non è un caso che si ventilava addirittura un nuovo lockdown.

Invece quest’ultimo non c’è stato. Le attività riapriranno perché non può che essere così: il tessuto economico non potrebbe reggere a chiusure ulteriori. Sarebbe uno shock materiale fatale.
Sin qui, tra l’altro, dal centro, a fronte dei grandi proclami, sono arrivati solo pochi spiccioli.

Si ritornerà, dunque, gradualmente e assai mestamente alla vita attiva. Sempre che, appunto, la circoscrizione del contagio funzionerà. Lo scetticismo al riguardo c’è. Da una parte si è “ottimisti”: non si può che pensare che le varie autorità preposte alla sicurezza sanitaria e all’ordine pubblico, dopo i fatti di Campobasso, si impegnino a fare di tutto per rimediare; dall’altra c’è “pessimismo”: il rimpallo di responsabilità tra esse non è incoraggiante circa la capacità a fare quadrato per attuare sinergie doviziose e collaborazione sapiente. Del resto, sono aperte indagini per acclarare eventuali omissioni e negligenze a livello amministrativo e, se del caso, penali. E la necessità inevitabile e comprensibile alla propria personale difesa è scattata “d’ufficio” tra le autorità, anche dentro il difficile calderone mediatico di ribalta nazionale in negativo e con vicendevoli scambi di accuse. Fenomeni che certo non agevolano un clima sereno per favorire lo spirito collaborativo. Nel lavoro delle Istituzioni dovrebbe invece regnare oggi più che mai unicamente attenzione al bene comune e concentrazione sull’utile collettivo.

Ecco che l’incertezza, di fronte allo squallido “rimpallo” di responsabilità tra le autorità, spettacolo nel quale primeggiano quella regionale e comunale a cui sono applicabili responsabilità anche politiche nella vicenda, viene iniettata secondo questa modalità venefica ai cittadini, che se pur provati, sono ora chiamati e complessivamente motivati, nonostante il quadro, alla “ripresa”.

Intanto si è scalfito però il foedus, il patto di fiducia nei confronti delle Istituzioni. Prefettura, Questura, Regione, Asrem, sindaco di Campobasso sono chiamati a saper ristabilirlo. Non è facile. Ma non è responsabilità della maggioranza dei cittadini se si è lesionato. La cittadinanza aveva demandato alle autorità, cedendo tanta parte della propria sovranità (praticamente quasi tutta), un mandato preciso: sicurezza sanitaria e ordine pubblico. Mandato fallito. Ciò è stato disvelato alla vigilia della fase 2. D’ora in poi la cittadinanza non può che augurarsi che il mandato possa svolgersi con dedizione e accuratezza affinché si rimedi e , al contempo, si consenta a tutti di vivere non più isolati, ma distanziati, con opportunità di sopravvivenza delle proprie attività e delle personali esistenze.

Tutto il resto è, nel campo affatto neutro di difesa o di attacco, solo tifo.

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