Controlli più rigidi. E’ questa la risposta di palazzo San Giorgio alla improvvisa impennata dei casi Covid a Campobasso, tutti riscontrati tra i rom all’indomani dell’ormai famoso rito funebre che si è consumato tra via Liguria, quartiere San Giovanni e Cimitero.
Controlli dettati nell’ordinanza firmata dal sindaco finito nel mirino dell’opposizione in consiglio comunale, ma più in generale additato per non aver impedito agli zingari qell’assembramento attorno alla persona che era deceduta.
Senza indicare i numeri civici dei palazzi che le forze dell’ordine dovranno tenere particolarmente d’occhio, si para del quartiere San Giovanni, ma è risaputo che le persone contagiate sono in via Marche e in via Liguria, del quartiere Cep, la zona più interessata è quella più a nord, di Fontanavecchia e del Centro storico, nella zona adiacente a quella in cui è maggiore la concentrazione di residenti rom.
Gravina ha anche spiegato che sono ancora in corso gli accertamenti per risalire alla cosiddetta catena del contagio, da parte dell’Asrem, ma anche da parte della questura e delle altre forze dell’ordine per quanto riguarda l’aspetto giudiziario.
Il sindaco ha spiegato durante la conferenza stampa di sabato mattina che la tumulazione del rom non aveva bisogno di alcuna autorizzazione da parte del comune, o di altre autorità, in quanto permessa dal decreto della presidenza del consiglio dei ministri. Tuttavia, ma la ricostruzione non è confermata da fonti ufficiali, i contatti tra decine di persone sarebbero avvenuti in casa del defunto, come hanno riferito chiedendo di mantenere l’anonimato, alcuni residenti del quartiere San Giovanni. E perfino la richiesta, bocciata per rispetto delle norme, di far svolgere il funerale nella chiesa di San Pietro e Paolo avrebbe potuto costituire un primo campanello d’allarme.
Intanto, sono tanti i cittadini che vivono negli stessi condomini che chiedono di effettuare quanti più tamponi possibili, ma soprattutto di sanificare gli edifici, gli ascensori e le zone comuni che da una decina di giorni dopo l’episodio del 30 aprile sono stati utilizzati da tutti, con l’aumento delle probabilità di poter in qualche modo essere entrati a contatto con le persone contagiate.

 

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