In vista della festa dei lavoratori, riceviamo e pubblichiamo alcune riflessioni del segretario generale della Filcams Cgil Molise, Daniele Capuano: “Un giorno amaro quest’anno la festa del 1° maggio! Diventa sempre più difficile festeggiare il lavoro che non c’è in una regione dove i dati sono già allarmanti in tempi “buoni”, in una regione dove la disoccupazione tra i 18 e i 40 si attesta intorno al 50%, in una regione dove la disoccupazione femminile è calcolata intorno al 55%, in una regione dove i settori in difficoltà sono tanti, forse troppi, dal turismo all’agricoltura, dal tessile al metalmeccanico, dal commercio alla sanità. Ovviamente prima che il coronavirus ci investisse come uno tzunami…
Regione Molise? A chi dobbiamo rivolgerci visto che, finora sono tutti latitanti e assenti, incuranti delle difficoltà che quotidianamente la gente molisana deve affrontare per andare avanti. Ci rendiamo conto giorno dopo giorno che la nostra politica snobba i sui cittadini e, ne ha dato conferma ancora una volta oggi, in piena crisi e in pieno coronavirus… Basti pensare che le pratiche che dovrebbero essere svolte per i pagamenti delle cassa integrazioni in deroga richieste alla Regione, non vengono ancora prese in carico lasciando così senza soldi, in balia delle onde, migliaia di lavoratori anzi, migliaia di famiglie visto che quei lavoratori hanno dei figli e una famiglia da sostenere troppe volte monoreddito.
La Filcams Cgil Molise chiede che l’emergenza coronavirus deve essere affrontata come tale con un immediato potenziamento del personale per l’espletamento delle pratiche di cigd, nonché un potenziamento degli strumenti tecnologici ed informatici in uso alla struttura regionale per la definizione delle pratiche in tempi celerissimi.
Dove sono finiti i circa 57 milioni di euro che il presidente Toma ha annunciato a supporto dei lavoratori e delle aziende, in particolare nel settore commercio-turismo? Sembra il solito slogan, ma ripartire dal lavoro per ridare dignità è l’unica soluzione affinché questa regione continui ad esistere”.

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