Tutto pronto in via Genova per il decreto di nomina del Toma bis, ovvero il nuovo governo regionale, che si preparerà ad affrontare i restanti tre anni di mandato.

Si tratta solo di aspettare la pubblicazione della nuova legge elettorale, depurata del meccanismo della surroga, sul bollettino della Regione Molise.

Sostanzialmente e formalmente, si tratta di un nuovo governo, anche se poi viene data per scontata la rinomina, da parte di Donato Toma, dei quattro assessori che, seguendo le sue indicazioni, si sono dimessi e sono tornati in consiglio, permettendogli così di superare senza contraccolpi e scossoni la manovra di bilancio, una manovra che ha caricato il bazooka da 57 milioni di euro, che lo stesso governatore ha definito ”Start Molise”, ovvero la partenza di una nuova fase, il Donato Toma bis.

Un vecchio, ma nuovo governo regionale che, nelle intenzioni del presidente, dovrà essere snello, agile e soprattutto motivato e concreto. Quello che chiederà Toma a quelli che oggi, metaforicamente, vengono etichettati come i suoi ”quattro moschettieri”: Cotugno, Niro, Cavaliere e Di Baggio, è di tornare in via Genova con l’entusiasmo operativo del primo giorno di una nuova fase e senza pregiudizi o chiusure.

La maggioranza si è di fatto blindata, con dodici voti ma, come ha già detto il presidente e come raccontano le indiscrezioni, bisogna coinvolgere tutti nella nuova fase, sia i quattro ex assessori, che torneranno nell’esecutivo, sia i sette consiglieri che resteranno nella trincea del parlamentino regionale. Per cui è prevedibile che ognuno di loro sarà coinvolto nel Toma Bis, con varie gradazioni, anche per rendere la maggioranza ancora più coesa e stabile.

Gli spifferi di via Genova, parlano di un Donato Toma con le idee molto chiare su quel che c’è da fare. Resterà al suo posto il sottosegretario, Quintino Pallante, che ha condiviso con il governatore ogni momento e ogni frangente di quello che è stato un vero e proprio blitz politico, come non se ne vedevano da anni alla Regione Molise. Resterà invece vuota la quinta poltrona, quella dov’era seduto Luigi Mazzuto. C’è un motivo di carattere politico, ed è quello della mancanza di rappresentanti della Lega in consiglio, dopo la defenestrazione di Aida Romagnuolo e Filomena Calenda. E c’è un motivo legato alla famosa valutazione, che Toma ha sempre detto che avrebbe fatto rispetto all’operato dei suoi assessori.

Ebbene, le proteste, il malcontento e le accuse di paralisi e inefficienza di sindacati, disabili, famiglie disagiate, cassintegrati ed ex Ittierre hanno inesorabilmente messo in discussione l’operato dell’assessore al Lavoro. Le indiscrezioni dicono che Toma potrebbe prendere in mano direttamente il settore del sociale e solo dopo avergli dato una raddrizzata, lo cederebbe a un nuovo assessore. Ma per questo c’è tempo. Su quinto assessore e su rinnovo del presidente del consiglio regionale i giochi sono ancora aperti, se ne discuterà dopo l’estate, ora è tempo di tornare al lavoro.

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