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Europa: L’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare

Le scelte dell'Europa per affrontare la crisi economica divide il continente

Le famiglie in difficoltà o si ricompattano nei momenti di crisi o si sfasciano. Se l’Europa fosse una famiglia lo sfascio sarebbe garantito. Credo comunque che tra tutte le ragioni che spingono allo sfascio, quella dei corona bonds è forse quella che, anche se ovviamente non condivido, capisco.
Non sono un economista, ma da quello che ho capito, a spanne, è che l’Europa, attraverso i corona bonds, dovrebbe garantire i debiti di tutti i Paesi membri per facilitare la spesa e sostenere la ripresa. Insomma, una specie di moneta parallela all’euro ma non garantita dal singolo Stato, bensì dalla banca europea. Capisco la perplessità di alcuni Paesi, quelli del Nord Europa guidati dalla Germania, che vedono questo fondo europeo come un buco nero dove tutti possono liberamente attingere e senza legami. Alla fine, una specie di accordo è stato trovato in quanto il crollo dell’Europa, in questo momento, non conviene a nessuno; ma la realtà è che l’Europa è fallita da tempo con o senza Corona bonds e si fa finta di stare insieme per convenienza, non per convinzione.
L’Europa ha messo in risalto i suoi veri interessi economici già in Grecia dove i veri burattinai sono venuti allo scoperto: i banchieri tedeschi ai quali la cancelliera Angela Markel tiene il sacco; l’Europa ha mostrato i suoi interessi politici sempre coincidenti con la politica estera e coloniale francese di Emanuel Macron, soprattutto nel controllo del Nord Africa.
È stato questa intesa politico-economica sull’asse Parigi-Berlino a dominare l’Unione. Francia e Germania si sono aiutate a vicenda per difendere i loro interessi politici (la Francia) e economici (la Germania) appoggiati dagli idioti di turno, che poteva essere l’Italia renziana oppure, dopo la sconfitta elettorale, quella spagnola di Pedro Sánchez.
Il vassallaggio italiano è venuto fuori comunque solo dopo la tragedia delle fughe organizzate di profughi nel Mediterraneo. Il fallimento dell’Europa è nato proprio da questa tragedia, e proprio gli eventi dei profughi del Nord Africa hanno provocato l’uscita dall’Europa dell’Inghilterra, che aveva capito da tempo l’egemonia Parigi-Berlino ma anche la loro pochezza politica e meschinità umana.
Poniamoci una domanda: perché migliaia di individui sfidavano la morte avventurandosi nelle acque del Mediterraneo?
Domanda semplice con più risposte: perché vi sono guerre nel Medio Oriente, perché c’è una battaglia per l’egemonia politica nel mondo islamico, perché vi sono interessi economici in Africa, perché vi sono in alcuni Paesi delle guerre di religione dove i cristiani sono epurati (per usare un termine civile), vi sono gruppi di criminali mafiosi che organizzano le loro fughe di massa e, infine, il dramma di questi rifugiati abbandonati nelle acque del Mediterraneo.
Cosa ha fatto l’Europa? Si è interessata solamente all’ultimo anello, quello degli sbarchi, anzi solamente degli sbarchi in Italia. Si sono accaniti contro il punto debole dell’anello, l’Italia, trascurando tutti gli altri cinque e cioè i signori della guerra in Africa, gli interessi economici francesi in Libia, dei russi nell’Asia Minore, degli interessi petroliferi e la strage dei cristiani. L’Europa, invece di diventare una vera e propria potenza politica mondiale combattendo contro tutto questo, si è accanita contro uno dei suoi Paesi membri, quello con un nome prestigioso ma senza sostanza politica. E dietro la pochezza politica italiana, l’Europa ha mascherato il suo fallimento internazionale per concentrarsi nella difesa degli interessi economici francesi in Africa e quelli tedeschi in Europa. Non saranno quindi i Corona bond a far fallire l’Europa, ma è stata l’Europa a fallire nel ruolo cui era stata designata dai suoi padri fondatori. Perché?
Proviamo a sostituire i nomi dell’allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi, del ministro degli Esteri Aldo Sforza, quindi del tedesco Konrad Adenauer, del francese Jean Monnet, del belga Paul-Henri Spaak e il supporto di Winston Churchill, uno dei primi a parlare di Europa Unita subito dopo la fine della Seconda Guerra e metteteci i nomi dei leader attuali dell’Europa; poi rifacciamo la domanda: perché questo fallimento? Chiaro, no?!
Diceva Gino Bartali: “L’è tutto sbagliato l’è tutto da rifare”. E aveva ragione. Il problema è: chi l’ha da rifà?

Angelo Persichilli

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