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Editoriali - Idee e opinioni - 9 Aprile 2020

Turismo e cibo ‘slow’,  ecco cosa può accadere nel Molise post-pandemia

di Manuele Martelli*

Sarà boom per le destinazioni italiane dell’undertourism. Il mercato interno degli spostamenti si orienterà a valorizzare eticità e sostenibilità dell’offerta turistica che sarà chiamata a plasmare esperienze e contenuti empatici, autentici e attenti alle persone. Una metamorfosi che interesserà acquirenti, operatori e aziende del turismo. Un’opportunità per il Molise che non può farsi trovare impreparato.   Il mercato del turismo è tra i più mortificati dalla pandemia. Ma sarà pronto a mutare per primo nel post pandemia. Al netto delle preoccupazioni, c’è vivo fermento  tra i ‘ricercatori’ e gli osservatori del  comparto, in questi giorni alle prese con analisi, stime e proiezioni. Comprendere ora la ‘trasformazione’ che interesserà gli spostamenti interni Italia-Italia, significherà governare il processo di mutamento, guidare gli operatori economici, dai tour-operator all’hotellerie, collettivizzare le opportunità.  Saranno le mete slow, ispirazionali, ecosistemiche a nutrire la ripresa del turismo nazionale dopo il blocco. I flussi muoveranno dai grandi centri urbani alla volta di nicchie vergini, territori timidi non avvezzi alla massa, mete genuine ed identitarie. Il viaggiatore-postcovid prediligerà le dimensioni custodi di umanità, sarà ‘gastronauta’, ricercherà legami autentici con il territorio e tra il territorio e l’ospitalità. Investirà in alimentazione sana e nei localismi gastronomici.  Saranno proprio le mete ‘che non esistono’ l’ossigeno per la ripresa. Ancora una volta, la teoria ‘cospirativa’ del Molise che non esiste può funzionare e sviluppare ‘incoming’ sul territorio che liberi risorse economiche in tutti i tessuti. Il Molise è forse ancora lontano dal costruirsi una forte e vera identità di destinazione turistica ‘slow’, nonostante il patrimonio endogeno lo permetta. E’ giunto il momento di superare questo gap, le contingenze storiche sono favorevoli. Importanti formule sperimentali di ‘Incoming Molise’ ci sono state negli ultimi anni, ma abbisognano di maggiore coesione perché lo scenario che appare è di offerta frastagliata, di competizione tra gli operatori (albergatori, agenzie di viaggio, tour operator) che ha più il sapore di gelosia tra le parti impegnate a coltivare il proprio orticello. In assenza di una totale apertura al mutamento da parte degli stakeholders economici territoriali – che vanno comunque accompagnati con un buon processo di governance –  anche questa opportunità rischia di sfumare. L’esperienza Molise attrae. E anche la formula del turismo di ritorno è vincente. Ne è un’ulteriore prova la testimonianza di Michela Bunino, portavoce della condotta ‘Slow Food’ Galdina, che prende il nome dall’antica Via Galdina espressione dell’entroterra di Campolieto. Michela, insieme al marito Nicola Del Vecchio, gestisce un’azienda che produce olio, formaggi e ortive autoctoni, appartenente al circuito ‘Slow Food’ del buono, pulito e giusto. Michela è convinta del cambiamento che il post covid apporterà alle nostre abitudini, dunque anche a quelle di viaggio, ed è impegnata a mettere su una rete tutta molisana di produttori  ‘slow’ secondo tradizione che prende il nome di ‘Alter Naturae’. Al momento conta sull’adesione di 14 aziende agricole, destinate a diventarne 20 già nelle prossime settimane. “Abbiamo ricevuto molti ordini dalla Lombardia, dall’Emilia, dalla Toscana e dal Piemonte, soprattutto di molisani che non risiedono più in loco”. Terreno fertile per lo sviluppo di esperienze turistiche ‘di ritorno’. “La pandemia potrà favorire la diffusione di stili di vita sani – sostiene Michela Bunino – a favore del made in Italy, di produzioni autentiche, che investano su materie prime d’eccellenza ed espressione solo del territorio, senza l’impiego di latte tedesco o canadese, ad esempio, o di acido citrico, per la produzione della vera ricotta vaccina del Molise”. Il sostegno del territorio e delle istituzioni è fondamentale. La pratica del buono, pulito e giusto sembra accompagnare quel processo di trasformazione delle nostre abitudini postcovid. Buono per il consumatore, pulito perché prodotto sano e sostenibile, giusto perché etico, a favore della microeconomia e di una corretta retribuzione per il lavoratore impegnato nei processi di produzione. Applicando lo stesso paradigma al ‘travel’, ne deriva che il Molise può realmente candidarsi a destinazione turistica a marchio ‘food and slow travel’, in un periodo storico le cui contingenze porteranno per l’appunto a sostanziali mutamenti nelle scelte delle persone, consumatori o viaggiatori che siano. Tra le agenzie di viaggio molisane, c’è chi già è all’opera per riscrivere, limare, aggiustare la propria offerta turistica proprio in chiave mutamento post pandemia. La famiglia Passarelli, a capo di Omega Travel & Molise Tour di Matrice, con alle spalle una consolidata attività di Incoming, evidenzia come la formula del Molise ‘piccola destinazione’ possa rappresentare una leva economica importantissima. “Gli italiani, una volta allentate le misure di contenimento, sentiranno ancor di più la necessità e la voglia di scoprire meglio il proprio Paese, a favore proprio di mete a misura d’uomo come la nostra regione”. “Noi operatori turistici – aggiungono i Passarelli – tra i più duramente colpiti in questa fase, dobbiamo fare il doppio sforzo di leccarci le ferite ma al contempo guardare con ottimismo al futuro, saper fiutare il cambiamento e investire ogni risorsa nella programmazione turistica postcovid, che lascia ben sperare per il nostro territorio”.

E’ l’ora del Molise. Buono, pulito, giusto.

*esperto in Ospitalità e Territori

 

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