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Attualità - Evidenza - 7 Aprile 2020

Ricoveri Coronavirus a Venafro, Antonio Sorbo: “Errori di comunicazione”

Sulla contrastata vicenda degli anziani positivi al Coronavirus ricoverati all’ospedale di Venafro, interviene anche l’ex sindaco, Antonio Sorbo, che parla sulla sua bacheca Facebook di errori di comunicazione:

“È difficile fare con lucidità qualche considerazione rispetto a quanto è accaduto nelle ultime ore a Venafro, anche alla luce dell’emotività che è ancora forte tra la gente, almeno stando a quanto si legge sui social. Innanzitutto mi sento di dire che è sbagliato prendersela, talvolta anche con toni violenti, con l’amministrazione comunale. Questo non significa che non abbia commesso errori, come dirò più avanti. Ma, essendoci passato, mi rendo conto che non è facile sopportare lo stress di queste settimane nelle quali bisogna prendere decisioni pesanti che incidono sulla vita di migliaia di persone e quindi si può anche commettere qualche errore. Qui l’unico errore che è stato commesso è di comunicazione, non ce ne sono altri. Se qualcuno sapeva quello che stava accadendo – ma leggo che importanti amministratori dicono di essere stati lasciati all’oscuro di tutto e gli credo – avrebbe dovuto comunicarlo nel modo più tempestivo possibile. L’altro errore oggettivo è rappresentato dalla prima parte del comunicato diffuso dall’amministrazione comunale e dettato, secondo me, dal disagio emotivo vissuto in queste ore di forte stress. Li capisco, è capitato anche a me in situazioni meno problematiche di questa che stanno gestendo. Che sia stato un errore lo dimostra la reazione di centinaia di persone che si sono sentite accusate di disumanità, di mancanza di solidarietà ecc.. Io sono sicuro, perché conosco tutti quelli che stanno in amministrazione, che non è questo ciò che pensano e non è questo quello che volevano dire. Non volevano insultare i venafrani perché avrebbero insultato in primo luogo se stessi che ci rappresentano tutti. Lo sanno tutti,e loro più degli altri, che i venafrani non hanno bisogno di patenti di solidarietà e di accoglienza. Per noi parla la nostra storia che non è una storia di cento, duecento o cinquecento anni, ma è una storia di trenta secoli. Ma se l’effetto è stato quello che vedo, evidentemente un errore, oggettivamente, c’è stato. Ed è stato duplice, perché ha indotto le persone a concentrarsi solo sulla prima parte di quel comunicato, lasciando in secondo piano invece quella che è la parte più importante di ciò che l’amministrazione intendeva comunicare, e cioè come si è arrivati alla decisione di fare quello che è stato fatto. La prima parte ha sviato l’attenzione che invece era necessaria per avere le risposte che tanti cittadini chiedono. Quanti hanno chiesto: “chi ha deciso? Chi sapeva? Chi lo ha voluto?”. L’amministrazione comunale lo spiega bene(anche se io in alcuni punti sarei stato più esplicito). Fino a lunedì mattina, cioè fino a ieri mattina, nel piano predisposto dall’Asrem l’ospedale di Venafro (come quello di Larino) era indicato come struttura no covid. Poi lunedì mattina il Consiglio regionale, votando a maggioranza (con il voto favorevole di tre dei quattro rappresentanti del nostro territorio, solo Nola ha votato contro), ha cambiato il piano facendo diventare gli ospedali di Venafro e Larino ospedali covid. E in conseguenza di questa votazione i responsabili dell’Asrem si sono sentiti legittimati e autorizzati (essendoci la volontà politica) a trasferire al Ss. Rosario gli anziani, ospiti di case di riposo ad Agnone e Cercemaggiore, che erano risultati contagiati. Una precisazione va fatta prima di continuare. Gli anziani che stavano ad Agnone erano stati completamente abbandonati dagli operatori della struttura e non potevano resistere per molto tempo in quella situazione. Una soluzione andava trovata. E loro (con i propri familiari) sono le prime vittime di quello che è accaduto. A loro, sin dal primo momento, è andato l’affetto e la solidarietà della stragrande maggioranza dei venafrani e non poteva essere altrimenti perché potrebbero essere i nostri nonni, i nostri genitori. A nulla, purtroppo – come si spiega nella nota dell’amministrazione – è valsa l’opposizione del sindaco la cui posizione non è stata tenuta in alcun conto, a differenza di quanto accaduto per le rimostranze degli amministratori di Larino dove erano ricoverati cinque degli anziani ricoverati adesso a Venafro. I quali sono stati prima portati da Cercemaggiore a Larino e poi, dopo le minacce addirittura di denuncia (poi regolarmente presentata) dell’amministrazione locale, trasferiti da Larino a Venafro. Questo è quello che è accaduto. Ci sono poi alcune considerazioni necessarie che passano attraverso alcune domande. La prima è: era davvero necessario fare questo trasferimento in piena notte, trattando quei vecchietti come dei pacchi postali, senza informare la popolazione (che è stata colta completamente impreparata, anche psicologicamente) e senza fare in modo che la struttura fosse pronta a riceverli? O qualcuno vorrebbe farci credere che un ospedale che lunedì mattina alle 10 era no covid, e quindi non attrezzato e non adeguato a ricevere pazienti contagiati (seppure asintomatici o paucisintomatici) nel giro di 12 ore è stato trasformato in una struttura sicura ed idonea? Non era possibile far trascorrere agli anziani la notte ad Agnone, garantendo loro un pasto ed assistenza attraverso i volontari e il personale del funzionante (seppure a scartamento ridotto) ospedale Caracciolo e fare solo successivamente il trasferimento rendendo partecipe la popolazione? Posto che questi pazienti sono asintomatici ma possono diffondere il contagio in quanto portatori del virus, sono state previste tutte le misure di sicurezza, a tutela dei pazienti e degli operatori in quel momento presenti, affinché si evitasse il contagio? Perchè fino a ieri non è stata attivata la prima opzione, quella che invece prevedeva l’ospedale di Venafro come struttura no covid (quello che auspicavamo tutti, tra l’altro) e si è invece inteso prendere un’altra strada nel giro di poche ore con una oggettiva, evidente e addirittura plateale approssimazione raccattando il personale in poche ore senza verificarne l’esperienza a trattare situazioni come questa? A queste domande vanno date risposte e sono sicuro che l’amministrazione comunale su questo non farà sconti anche se mi sento di dare un piccolo suggerimento, per quel che può valere il suggerimento di un comune cittadino come me: è il momento di abbandonare (se mai ce ne son state) simpatie politiche o di schieramento e concentrarsi soltanto sulla necessità di salvaguardare la salute dei cittadini. L’eccesso di “diplomazia” non sempre è un bene, talvolta può rivelarsi un danno. I cittadini devono conoscere i nomi e i cognomi non dei ricoverati ma di quei personaggi che hanno un ruolo di responsabilità, che hanno determinato certe situazioni e perché lo hanno fatto. Detto questo è chiaro che ormai la frittata è fatta e ora ci sono tre priorità sulle quali ognuno deve concentrarsi: 1) garantire la migliore assistenza possibile a quegli anziani e far sentire loro tutto l’affetto e la solidarietà del nostro popolo, da secoli esempio di accoglienza e di solidarietà; 2) garantire che gli operatori impegnati nella gestione di questi anziani e tutti gli operatori del Ss. Rosario lavorino con la certezza che la loro sicurezza è garantita al cento per cento; 3) evitare che il Ss. Rosario si trasformi in un nuovo focolaio, come è successo per altre strutture pubbliche e private, di contagio del virus per evitare di mettere a rischio la salute (e la vita) di tutti noi. Poi bisogna pretendere che adesso la struttura venga dotata di apparecchiature e personale per gestire situazioni che si potrebbero verificare sul territorio e nei pazienti attualmente ricoverati. MI basta questo impegno e non mi aspetto altro. Noi venafrani abbiamo tantissimi pregi ma un grande difetto, un altro virus, anch’esso pericoloso, ed anche questo la nostra storia lo certifica: abbiamo la memoria corta. E quando usciremo da questa emergenza non mi aspetto niente, nessun cambiamento, nessuna rivoluzione. Torneremo, è proprio il caso di prima, ad essere come eravamo…. Un abbraccio a quegli anziani e ai loro familiari. Venafro da oggi è la vostra casa”.

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