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Evidenza - 1 Aprile 2020

Covid-19. Casa di riposo di Cercemaggiore, operatrici allo stremo. E nella Rsa di Larino niente mascherine

  Che il Covid 19 abbia stravolto la vita delle persone nessun lo può negare. Limitazioni della libertà personale, cambiamento dei comportamenti e attitudini così scontate da sembrare vitali, ora che si sono momentaneamente perse. Ma anche gare di solidarietà che le persone sono ancora in grado di far nascere e sostenere, nello spirito altruistico e generoso di chi si trova dalla stessa parte della barricata contro un nemico comune. Eppure, allo stesso tempo, il Covid 19 crea emergenze nell’emergenza: storie di singoli lasciati soli e senza aiuto, nel loro lavoro a favore di altri, rischiando in prima persona. È il caso delle 3 operatrici della casa di riposo di Cercemaggiore: sono rimaste sole ad accudire, con amore e abnegazione, gli ospiti della struttura, alcuni dei quali risultati positivi al Coronavirus. Impossibile, a quanto pare, trovare qualcuno che le sostituisca, anche solo per qualche ora, per cui da giorni e giorni non tornano a casa, rischiando un sicuro tracollo fisico e mentale. Il presidente della cooperativa ha denunciato di non riuscire a trovare personale che si offra di dare un aiuto concreto agli operatori della struttura e la situazione rischia di farsi sempre più grave, di giorno in giorno, perché il lavoro è tanto ma le energie fisiche non sono inesauribili. Altra denuncia arriva da alcuni familiari di degenti della Rsa di Larino, dove non sono ospitati solo anziani in riabilitazione, ma anche disabili gravi, novantenni e centenari. Soggetti che se si ammalassero di Coronavirus avrebbero poche speranze di guarigione. Ebbene, il personale che li assiste amorevolmente e con mille rinunce personali, dall’inizio della pandemia è sprovvisto di mascherine e, preoccupato di poter essere causa di contagio, ha deciso di acquistarne a proprie spese su internet, visto che tutte le richieste fatte agli organi competenti sono caduti nel vuoto. Anche i parenti dei degenti si sono attivati in tal senso, chiedendo direttamente ai produttori, ma trovarle è difficilissimo, hanno denunciato, comprensibilmente preoccupati. “Volevamo fare un gesto concreto per chi ogni giorno si prende cura dei nostri cari con tanto amore- hanno detto- ma allo stesso tempo vogliamo che chi di dovere intervenga a favore di questi soggetti estremamente vulnerabili, cittadini che meritano di essere protetti e tutelati”. (mrt)

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