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Attualità - Evidenza - QD - Trivento - 27 Marzo 2020

L’ex sindaco di Trivento Tullio Farina lancia un appello: non dimentichiamo i morti da Coronavirus, andrebbe istituita una giornata di lutto nazionale

Il professor Tullio Farina fa alcune riflessioni sulla pandemia in corso e si concentra sui tanti morti, in solitudine senza neanche l’ultimo saluto dei propri cari. “Nel vedere lo scenario di morte causato dal Coronavirus – scrive Farina – mi sembra, mutatis mutandis, di rivivere la situazione rappresentata nel film “Virus letale“ di Wolfgang Pettersen del 1995, dove un virus sconosciuto si diffondeva a velocità impressionante uccidendo i contagiati in poco tempo. Anche nel film di allora infuriava la polemica se il virus fosse stato creato in laboratorio o meno, ma non è questa la problematica che mi interessa perché una cosa sono i film con le teorie inventate o meno per creare la trama, altra cosa è la situazione reale. Mi interessa invece soffermarmi sulla drammaticità delle scene che si vedono oggi, che purtroppo non sono scene da film, ma scene di una realtà così drammatica senza precedenti. Nelle guerre mondiali è pur vero che ci sono stati milioni di morti, ma almeno ad essi si è data la possibilità di combattere con le armi e di difendersi nelle trincee e nei rifugi antiaerei; oggi invece i mal capitati combattono contro un nemico invisibile che si può nascondere anche all’interno del loro corpo e attaccare i familiari stessi e non possono neanche difendersi per l’esiguità e, in molti casi, per la mancanza di mezzi difensivi quali medicine o presidi medici. E così si assiste, da lontano, al passaggio solitario di camion militari che trasportano le bare con i morti presso i cimiteri e se questi sono pieni nei forni crematori addirittura di altre città. Sono scene che offendono la sensibilità di tutti e che rendono ancora più indicibile il dolore per coloro che restano, poiché non solo devono piangere la morte dei loro cari, ma non sono neanche confortati dalla solidarietà di amici e conoscenti in virtù delle necessarie restrizioni per evitare altre forme di contagio. Fino ad oggi oltre 8.000 morti sono stati sepolti senza una degna sepoltura, ma solo con una fugace benedizione, tanti familiari non hanno neanche potuto vederli per l’ultima volta o essere vicino a loro nell’ultimo respiro. Spero che questa carneficina finisca al più presto e che non si viva più nell’incubo dell’attesa di una morte assurda nella sostanza e nella forma. Non entro nel labirinto delle responsabilità sia perché nel caso specifico potrebbe apparire quasi una forma di sciacallaggio sia perché, per come si sono svolti i fatti, le responsabilità sono diffuse e quasi di tutti per aver preso in poca considerazione sia la pericolosità del virus sia il rispetto delle restrizioni imposte. Mi auguro invece che non si attenda solo la fine della tempesta, ma dopo la stessa, oltre a pensare alla ricostruzione economica, si torni immediatamente indietro ricordando ed omaggiando tutti quelle morti indistinte e solitarie ma dolorosissime; si ricordino tutti gli operatori sanitari, medici, infermieri e volontari che hanno donato la loro vita per salvare quella di molti altri, tutti quei malati che prima di morire hanno invano sperato di rivedere e parlare con i loro cari e tutti gli altri morti che, pur non morendo per il corona virus, hanno dovuto subire le conseguenze delle restrizioni imposte per i funerali. Facciamo in modo che queste morti – chiude il professor Farina – non cadano nel vuoto e pertanto sarebbe doveroso istituire un albo d’oro dei morti e una giornata di lutto nazionale da ricordare ogni anno così come si è fatto per i caduti di tutte le guerre perché anche questi morti hanno combattuto una guerra assurda contro un nemico subdolo e invisibile molto più pericoloso delle armi tradizionali. Può sembrare retorica, ma non lo è. Quei morti richiederanno sempre l’affetto e la mancata partecipazione ai loro funerali”.

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