Pozzilli

Il caso Neuromed, slittato anche in pagina nazionale, ha creato disagi, polemiche e allarme in Regione.
L’Istituto, eccellenza sanitaria in Molise, nonché punto di riferimento del centro sud per la neurochirurgia, ha fatto registrare diversi casi di coronavirus tra i pazienti ricoverati.
La massima preoccupazione, nonostante ora Venafro e Pozzilli siano state decretate zona rossa, riguarda la catena epidemiologica. Non si sa quante persone abbiamo frequentato in questi ultimi 15 giorni il Neuromed, se ci siano stati contatti a rischio e se possano contribuire, in tutta la regione, a diffondere involontariamente il contagio.
Si sono susseguite infatti le ordinanze e le raccomandazioni dei sindaci dei comuni adiacenti a Pozzilli di segnalare cittadini o pazienti che abbiano avuto contatti con il Neuromed negli ultimi tempi e per qualsiasi circostanza (anche solo un controllo di routine) sollecitando autoisolamento e quarantene. Ma l’istituto non è solo un centro di riferimento della provincia di Isernia; dunque l’ipotesi di visite, controlli o riabilitazione a domicilio coinvolge l’intera regione Molise e anche le altre confinanti. Dal canto suo la direzione del Neuromed precisa che “sono state immediatamente attuate tutte le misure di isolamento di questi pazienti e di tutela del personale sanitario previste dalle procedure e dai protocolli ministeriali e regionali, in stretto contatto con la Asrem. La situazione viene costantemente e strettamente monitorata. Per questo – si legge ancora in una nota – chi ha frequentato e continua a frequentare la struttura per ragioni urgenti e indifferibili, non è esposto a un più elevato rischio di contrarre l’infezione, se si attiene alle norme raccomandate per la frequenza di qualsiasi ambiente”.
Le visite ai pazienti ricoverati al Neuromed erano state precluse già dal 12 marzo, ma intanto il presidente della Regione Toma, ha comunque decretato la zona rossa –provvedimento, questo, accolto con favore dalla popolazione molisana – poiché “gran parte degli operatori venuti a contatto con i pazienti risultati positivi – è scritto nell’ordinanza – risiede nei territori di Pozzilli e Venafro e un’indagine epidemiologica esaustiva, in relazione a tutti i soggetti potenzialmente contagiati, non può essere condotta in tempi brevi”. Il pericolo che il contagio abbia interessato un elevato numero della popolazione in questi Comuni c’è, di qui la necessità di adottare misure di estrema urgenza.
Infatti “Eventuali spostamenti in ingresso e in uscita dai due comuni – ha scritto Toma – esporrebbero l’intera popolazione regionale al concreto gravissimo rischio di incremento esponenziale della diffusione del virus”. Oltre al divieto di accesso e di allontanamento e alla sospensione delle attività degli uffici pubblici a Venafro e Pozzilli, il presidente della Regione obbliga i familiari conviventi degli operatori del Neuromed entrati a contatto con i pazienti infetti, a osservare 14 giorni di quarantena obbligatoria. Per loro sono naturalmente vietati anche gli spostamenti e i viaggi. Intanto la quarantena obbligatoria è scattata anche in alcuni comuni dell’alto casertano: sono diverse le persone – fra medici, infermieri e paramedici – che hanno avuto contatti con l’istituto.

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