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Apertura - Attualità - Editoriali - Evidenza - 10 Marzo 2020

Il pendolo del Covid-19

di Manuela Petescia – Direttore di Telemolise

Il Coronavirus è stato comunicato male, anzi malissimo, sin dall’inizio, anche da alcuni ricercatori e da alcuni scienziati.
E non poteva essere altrimenti, trattandosi di una patologia nuova, sconosciuta e imprevedibile, a meno di voler credere che il mondo dei virologi sia popolato anche da medium, veggenti e cartomanti.
Dopo 7.463 versioni diverse, credo si sia giunti a una sintesi abbastanza attendibile.
Per la maggior parte delle persone si presenta come una normale influenza, viene curato a casa e talvolta è perfino asintomatico. Ma per una percentuale purtroppo crescente di casi degenera in grave polmonite, e i pazienti necessitano di respirazione assistita in terapia intensiva.
Il problema serio è che si è passati dal terrorismo puro, che lo annunciava alla stregua di una sorte di peste bubbonica – che in Europa ha mietuto 20 milioni di vittime, e non è questo il caso – a «tutto bene si è trattato di un falso allarme».
E nel solco di questa macroscopica oscillazione sono state concesse troppe leggerezze.
L’informazione giusta è che si tratta di un virus pericoloso, imprevedibile e altamente infettivo che ad alcune persone, soprattutto giovani e sane (ma è una barriera che si sta rivelando, ahimè, per nulla inviolabile), non crea grandi problemi, ma ad altre, soprattutto anziane o di salute cagionevole, le spedisce direttamente in rianimazione.
Dove mancano pure i posti.
In un contesto del genere, e per giunta in evoluzione, dove non si riesce a prevedere in nessun modo né il picco dei contagi e nemmeno se l’innalzamento delle temperature, efficace per la scomparsa dei virus influenzali, incida anche sul Covid-19, in un contesto di superficialità diffusa e di comportamenti da perfetti imbecilli, di cui si rendono protagonisti molti Italiani, le misure drastiche prese da Conte non erano solo necessarie ma l’unica strada percorribile.

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