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Editoriali - Idee e opinioni - QD - 25 Febbraio 2020

Coronavirus, è il momento di ragionare

di MANUELA PETESCIA*
Tra le diverse e contrastanti opinioni sul Coronavirus ve ne è una che non sembra essere sufficientemente valorizzata e che rimane oggetto di accese discussioni tra scienziati che la sostengono e scienziati che la demoliscono.
Esisterebbero pazienti asintomatici, portatori sani, oltre a persone che avrebbero addirittura contratto il virus in forma lieve e, scambiandolo per banale influenza, sarebbero guarite adottando i normali protocolli di cura.
Secondo questa tesi, sono esistiti ed esistono ammalati ignari della propria condizione.
Se questa ipotesi comporta riflessioni allarmanti sulla possibilità che il coronavirus sia in circolazione un po’ ovunque (e non parliamo del Molise), senza che nessuno lo sappia – visto che è difficile immaginare una persona sana sottoporsi al tampone – è anche vero, allora, che il tasso di mortalità sarebbe più basso del 2%.
Uno sguardo alle percentuali può tornare utile.
L’80% delle persone che hanno contratto il virus va incontro a guarigione spontanea;
Il 15% subisce una degenerazione in polmonite;
Il 5%, i casi più gravi, ha bisogno di terapie intensive in rianimazione.
Su questo totale così distribuito, la mortalità sembra attestarsi sul 2%.
Ma se fosse vera quella informazione sull’esistenza di pazienti asintomatici e ignari, dunque non censiti, il tasso di mortalità del coronavirus scenderebbe in modo considerevole.
Il Coronavirus non è e non sarà né la prima né l’ultima delle epidemie e – a fronte di informazioni così discordanti – forse l’unica cosa da fare è quella di prepararsi ad affrontarlo comunque, adottando le precauzioni sin da ora, senza attendere necessariamente i test sugli altri, ricordando che la percentuale di guarigioni spontanee è alta e preoccupandoci soprattutto di difendere i nostri anziani o coloro che combattono con altre patologie.
Un’altra cosa invece sembra scontata: se il primo caso di Covid-19 in Italia fosse comparso al Sud saremmo stati sommersi, anzi travolti dagli insulti, i soliti «terroni», gli analfabeti, gli appestati del pianeta.
È stato registrato invece nell’Italia  ricca, nobile e altera, nell’Italia «che produce»: una prova in più (ove ve ne fosse bisogno) che la malattia non è una colpa.

*direttore Telemolise

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