Il giorno dopo la sentenza con la quale 12 persone sono state condannate per l’operazione Drug Market, operazione che un anno fa smantellò un mercato della droga a Campobasso, parla Nicola D’Angelo. Il verdetto – dice il procuratore – è un verdetto importante. Il giudice ha riconosciuto la responsabilità di tutti gli arrestati e di altri soggetti coinvolti che sono stati condannati ad una pena complessiva di circa 90 anni. Considerato che gli imputati hanno scelto il rito abbreviato, e la legge prevede che in questi casi la pena viene ridotta di un terzo, le pene effettive sono di circa 60 anni. Diversi imputati dovranno scontare condanne superiori ai sei anni mentre colei che è stata ritenuta la principale responsabile si è vista infliggere quasi nove anni”.

Quelle per l’operazione Drug Market non sono le prime condanne per droga dopo i vari e recenti blitz messi a segno dalle forze dell’ordine. D’Angelo si sofferma anche sull’operazione Lungomare: “In quella circostanza ci furono 22 misure cautelari. In sede di abbreviato ben 18 sono stati i condannati e anche in quel caso parliamo di circa 60 anni di carcere sempre tenendo conto della riduzione, quindi in realtà le pene erano di gran lunga superiori”.

Il procuratore infine evidenzia che le sentenze non fermano il consumo della droga e che la procura non può essere soddisfatta per delle condanne inflitte. “Magari sono i medici quelli che sono soddisfatti quando ottengono un risultato professionale e una persona malata viene curata – sottolinea -. Noi in realtà in queste vicende abbiamo la disperazione delle vittime della droga, ma anche la disperazione dei condannati e delle loro famiglie. Quindi non c’è mai una soddisfazione piena, anche quando il risultato è importante come questo. Nello stesso tempo la soddisfazione rispetto al problema della droga è parziale perché queste condanne – quella di ieri e quella dell’operazione Lungomare per complessivi oltre 120 anni di carcere – non hanno minimamente intaccato il problema de consumo che c’è in questa città. Io l’ho detto già tante volte: non è con lo strumento giudiziario che questa piaga si può risolvere. Naturalmente noi siamo qui e continueremo a fare la nostra parte sperando però che anche altri facciano la loro rispetto al tema del consumo”.

 

 

 

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