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Dagli USA un monito per l’Italia

Dagli Stati Uniti giunge un monito: non si vincono più battaglie politiche costruite sul fango. Con Donald Trump sulla soglia del 50 percento dei consensi e con i democratici sempre più allo sbando il messaggio è inequivocabile: l’elettorato è stanco della politica gridata e vuole tornare a quella parlata.

Negli ultimi quattro anni, da quando i democratici si suicidarono politicamente puntando sul cavallo sbagliato, cioè Hillary Clinton, hanno testardamente continuato nella stessa politica dello scontro senza cercare di capire come mai la metà degli americani avesse votato per una persona come Donald Trump.

Non voglio ripetere di nuovo la mia avversione verso un individuo come Donald Trump e le accuse contro di lui sono pesanti e avrebbero meritato migliore attenzione se gli accusatori fossero stati più credibili.

Accuse gravissime, ma anche accuse alle quali gli americani erano abituati da tempo. Come ad esempio quella di avere interferito negli affari di altri Paesi, o forzato l’elezione di qualche loro presidente ricorrendo all’aiuto della mafia. E la CIA? Tutti sanno che non è sempre stata un’organizzazione per la promozione della cultura francescana, che John Kennedy non fu ucciso del Coronavirus, Monica Lewinsky non era una novizia Carmelitana e Marilyn Monroe non era la colf dei Kennedy.

Parliamoci chiaro, governare è difficile, governare bene è pressocché impossibile. Si prendono spesso delle scorciatoie essendo la perfezione un’utopia e l’onestà morale un’aspirazione. L’elettorato questo lo sa, anche perché, purtroppo, la stessa filosofia è praticata nella vita quotidiana da qualsiasi individuo che non sia Madre Teresa.

Eliminare queste ‘scorciatoie’ sarebbe doveroso, ma per prendere sul serio iniziative di pulizia morale, si dovrebbe cominciare a rimuovere la spazzatura in casa propria e non fare campagna elettorale usando la spazzatura degli altri.

Corruzione e scorciatoie ci sono sempre state e dovrebbero essere eliminate, non usate per fare politica. Almeno nel passato c’erano anche delle iniziative politiche, sociali ed economiche per continuare a mandare avanti la baracca. Ora invece c’è il buio completo, solo spazzatura.

Mancano idee, il coraggio di mettere sul tavolo delle proposte serie, forse perché non esistono, forse perché mancano leader seri e a disposizione vi sono solo ciarlatani. Questo è il problema dei democratici americani, non hanno un leader, non hanno un punto di riferimento intorno al quale coalizzarsi e guardare verso il futuro. Il loro punto di riferimento, al negativo, è Trump. Ma anche accettando a scatola chiusa questa diagnosi (anche se la scatola mi sembra abbastanza aperta), la domanda è: qual è l’alternativa? Il loro programma politico si ferma alla diagnosi, ma sono incapaci di presentare una prognosi. I problemi in Iowa non li ha creati Trump come era noto che anche la politica dell’impeachment sarebbe stata un boomerang. Sapevano fin dall’inizio che Trump avrebbe vinto al Senato come loro avevano dominato alla Camera dei Rappresentanti. Il fango a tutti i costi non paga più.

In Italia è la stessa cosa, anzi peggio. Negli Usa, infatti, almeno esiste un partito, quello democratico, che ha dietro alle spalle una storia e una gloriosa tradizione; in Italia esiste invece questa cosa curiosa che si chiama PD che, più che partito, mi sembra un ‘movimento’, proprio come il M5S. Si tratta di una zattera nella quale confluiscono elementi della Prima Repubblica senza fissa dimora. Non c’è un leader con una visione programmatica e con un carisma sufficiente per bloccare l’opposizione interna. Il PD è solo una scialuppa di salvataggio sulla quale si trovano i rimasugli della Prima Repubblica e ora anche gli sbandati della Seconda.

Qualcuno potrebbe obiettare che il PD, contrariamente ai democratici americani allo sbando, è invece riuscito a formare un governo e ottenuto una importante vittoria nelle ultime regionali. Certo, ma il PD ha ottenuto risultati per demerito di Salvini che meriti loro. Per fortuna del PD, Salvini somiglia a Trump, non è Trump.

Trump riesce a tenere testa ai democratici prima perché ha programmi che, possono piacere o meno, ma esistono. Secondo, i democratici sono divisi.

In Italia è diverso. Ad essere diviso è il PD e le speranze di vittoria sono legate solo agli errori di Salvini che nella scorsa estate ha loro regalato un alleato e questo inverno una Regione grazie alle sue trovate pubblicitarie.

Ma perché, ci si chiede, questo PD non riesce a proporre qualcosa di serio all’elettorato? Ovvio: sulla sua scialuppa vi sono persone con ideologie e background politico talmente diversi da rendere l’immobilismo l’unica via d’uscita per non naufragare. Quando sulla stessa scialuppa, vi sono i rimasugli di tutto quello che nella Prima Repubblica era conosciuto come l’Arco Costituzionale, l’unico modo per rimanere a galla è quello di stare fermi e, se possibile, zitti. Perché non appena uno parla, l’altro scende dalla zattera come singolo e risale subito dopo come capo di un altro partitino.

Che fare? Continuare a nascondersi dietro l’antifascismo e l’anti-Salvinismo (prima era anti-Berlusconismo) o fare chiarezza sulla zattera con scelte di campo precise creando una sinistra moderna e comunque capace di offrire una valida alternativa politica?

L’ammucchiata aiuta a sopravvivere, ma per crescere occorre un leader credibile capace di fare scelte chiare e prendere decisioni drastiche. Come, per esempio, dire a Renzi e altri naufraghi sulla zattera “o dentro, o fuori”.

…ma per fare questo bisogna prima capire dove sta il dentro e dove sta il fuori. E qui si fermano i sogni di gloria.

Di Angelo Persichilli

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