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Attualità - Editoriali - Evidenza - Idee e opinioni - 2 settimane ago

Salvini ha perso, ma chi ha vinto?

Di Angelo Persichilli

Come al solito ritorno con qualche giorno di ritardo su un avvenimento di grande importanza da valutare a mente fredda, le elezioni in Emilia-Romagna e Calabria.

Il responso è chiaro, il PD ha vinto e Salvini ha perso. La matematica non si discute, come non si discuterebbe il risultato di una partita in cui la Juventus ha battuto, diciamo, il Macchiagodena per 2 a 0. Se fossi però la Juventus non gongolerei più di tanto per una vittoria simile. Questo significherebbe o che la Juventus è scesa ai livelli del Macchiagodena, o la Serie A ha lasciato spazio al Macchiagodena che invece dovrebbe militare nei tornei locali.

L’elettore non ha voluto premiare lo ‘scampanellatore’ abusivo e arrogante Salvini con la vittoria e, nello stesso tempo, ha dato una nuova opportunità a un gruppo politico squinternato e confuso di organizzarsi e diventare un partito serio. Insomma, una vittoria di misura a una organizzazione potenzialmente interessante, senza comunque distruggere un avversario politico che, se in Italia ci fosse stata una classe politica decente, non sarebbe stato nemmeno sulla scheda elettorale.

Salvini dunque ha perso e la sinistra ha vinto in Emilia-Romagna, ma Salvini ha stravinto in Calabria.

Facciamo quindi una analisi solo un po’ più approfondita su questi due elementi andando al di là del pallottoliere.

Pensateci, la sinistra ha tirato un sospiro di sollievo per aver vinto una elezione in Emilia-Romana! Avete capito bene, Emilia-Romagna, una regione dove la sinistra ha dominato per decenni! Minacciata poi da chi? Non dalla Democrazia Cristiana di Don Camillo che sfida Peppone. Lo spavento alla sinistra è giunto da una destra leghista che diventa uno dei primi partiti in Emilia-Romagna! C’è poco da festeggiare caro Peppone.

E cosa dire della vittoria della Lega in Calabria? Si, nella Calabria “terrona” ha vinto la figlia della Lega Lombarda di quell’Umberto Bossi che parlava di Roma Ladrona, che aveva nel suo mandato il proposito di staccarsi dall’Italia e che non riconosceva nessun territorio a sud del Po. La Lega di Salvini stravince in Calabria, diventa il primo partito in molte regioni del Sud, del Nord e diventa un serio concorrente anche nelle cosiddette Regioni Rosse. Non c’è vittoria da festeggiare, ma solo la gioia incontenibile di chi si trova sull’orlo del precipizio e, per ora, non si è sfracellato sul fondo.

Il PD ha vinto non per meriti propri, ma solo perché l’elettorato non se l’è sentita di dare le chiavi di una Regione Rossa a Matteo Salvini. Infatti, mentre i leader del PD litigavano a Roma per capire chi fossero i deputati ancora con loro a sostenere il governo, ci sono volute le “sardine” a scendere in piazza e creare un amorfo punto di riferimento alternativo al leader leghista.

Insomma, dire che Salvini abbia perso è matematica, ma dire che sia stato il PD a vincere è una forzatura politica.

Cosa succederà ora?

Spero di no, ma credo che Il PD continuerà con le solite beghe interne. Matteo Renzi continuerà a giocare da solo la sua partita a tennis, nel senso che sta al governo e all’opposizione nello stesso tempo, la cosiddetta sinistra continuerà a essere solo una espressione da codice della strada, i socialisti fanno emigrazione all’incontrario con pellegrinaggi a Hammamet mentre i democristiani sono un po’ ovunque in attesa di saltare sulla zattera giusta. Poi c’è, o c’era, il Movimento 5 Stelle che sta facendo la fine di quelli che ha vincono una grossa cifra al Lotto ma, non essendo stato in grado di gestirla, la sperperano. Il suo elettorato ritornerà alle sorgenti iniziali. Cioè quello di sinistra verrà traghettato dentro il PD probabilmente sulla zattera delle Sardine, quello di destra si risistemerà nel triangolo Berlusconi, Salvini, Meloni, mentre quello di centro destra rimarrà in attesa di tempi migliori. Infatti, sarà proprio questo elettorato in cerca di un leader l’ago della bilancia alle prossime elezioni politiche nazionali.

Ovviamente le cose potrebbero cambiare se Zingaretti riuscisse a dare al suo partito un programma serio e non pensare di presentarsi alle prossime politiche solo come il partito anti-Salvini. Non credo che ci sarebbero sardine in gradi salvarlo.

A destra le cose potrebbero anche migliorare se Salvini decidesse di usare meno le scorciatoie pubblicitarie per fare campagna e agire in modo da unire gli italiani, non dividerli. Ma anche questo mi sembra poco probabile considerando che una cavolata che gli costa le elezioni o il governo Salvini riesce sempre a inventarsela. La scorsa estate si pensava a un colpo di sole, questo inverno si è messo a giocare coi citofoni come un teenager in cerca di emozioni. Qualcosa si inventerà durante la prossima campagna elettorale. Berlusconi fa parte ormai solo del Techetechete della politica italiana. Rimane la Meloni. È la leader più credibile, ma per sostenere alcune sue idee interessanti, bisognerebbe fare i conti con alcune ideologie che in molti, incluso il sottoscritto, farebbero fatica ad accettare.

E allora? Se la sinistra rischia nelle zone rosse, se la Lega stravince tra i ‘terroni’ e il M5S perde pezzi come Zampanò ne ‘La Strada’ di Fellini, che dire? I giochi sono aperti, si accettano scommesse.

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