Fiadel, Pcl e Associazione Caponnetto hanno presentato una diffida al Comune di Isernia, invitando Palazzo San Francesco ad annullare, in autotutela l’appalto per le ‘strisce blu’ affidato alla A.J. Mobilità di Spoleto. Nel corso di una conferenza stampa, Tiziano Di Clemente e Feliciantonio Di Schiavi hanno parlato di numerosi rilievi, a partire dalla famigerata tariffa di 80 centesimi orari, non frazionabile: «nessuna tariffa oraria può essere pretesa dalla concessionaria poiché nessuna tariffa è stata determinata dal Comune per l’anno 2019 e successivi. Infatti – ha sottolineato Di Clemente – la delibera del Consiglio comunale n. 14/2018, da cui tutto è partito, esplicitamente limita tale tariffa al solo anno 2018».

Ma non è tutto: sulla base di diverse sentenze del Tar bisogna salvaguardare l’effettivo fabbisogno di parcheggi della popolazione. A Isernia, invece, secondo Di Schiavi, Di Clemente e De Luca non sarebbe stata fatta alcuna verifica dei parametri urbanistici stabiliti dalla legge per garantire il giusto rapporto tra costruzioni, residenti e parcheggi liberi (dotazione minima di 2,50 metri quadri di aree di parcheggi pubblici gratuiti per abitante, ai sensi dell’articolo 3 del decreto ministeriale del 2 aprile 1968, e la riserva di parcheggi gratuiti di almeno un metro

quadrato per ogni dieci metri cubi di costruzione, come prescritto dall’articolo 2 della legge n. 122/1999). Non solo. «La scelta del Comune – ancora Di Clemente – si rivela socialmente dannosa poiché aggiunge ulteriori balzelli a carico delle tante famiglie residenti e pendolari; tante persone costrette a pagare un salato dazio giornaliero per andare al lavoro e anche solo per sostare sotto casa». Insomma, la principale rivendicazione è di natura sociale: abolire tutti gli stalli a pagamento, «per il carattere antisociale e dannoso che assumono nella realtà di Isernia, a solo vantaggio del capitale privato».

«Gli stalli blu – chiarisce Di Schiavi – derivano da una delibera di Consiglio, la n. 14 del 2018, dalla quale si evince soltanto come siano stati sottratti alla popolazione un gran numero di parcheggi liberi. Non c’è traccia di motivazioni giuridiche o dell’iter logico che ha condotto a questa scelta, rispetto all’interesse pubblico da perseguire e alla corretta disciplina del traffico; v’è solo un’istruttoria sommaria. In pratica, i

posteggi a tariffa sono stati imposti solo ed esclusivamente per fare cassa, quando la giurisprudenza stabilisce che questo non è possibile, specie quando a fare cassa è la società concessionaria». Nella procedura seguita, inoltre, mancherebbero una serie di passaggi

amministrativi fondamentali. Come la delibera a contrattare ex articolo 32 del Codice dei contratti pubblici, «che doveva essere adottata dalla Giunta comunale prima della determina dirigenziale n. 509 del 9 luglio 2018, la famosa determina che ha fatto lievitare i parcheggi da 827 a 972». Ne consegue, secondo Di Clemente, che l’affidamento del servizio «è illegittimo in quanto il dirigente non può assumere

atti di indirizzo propri dell’organo politico». Rilevate, poi, tutta una serie di difformità sostanziali tra la delibera consiliare di indirizzo e il capitolato speciale adottato con la determina dirigenziale n.509 del 9 23/8/2019: «Nulla è dovuto, manca la tariffa» indirizzo e il capitolato speciale adottato con la determina dirigenziale n.509 del 9 luglio 2018, quali l’introduzione “arbitraria” del minimo di 80 centesimi orari,

mentre la delibera consiliare prevedeva tale tariffa frazionabile; o l’introduzione della clausola di aumento periodico delle tariffe, «non prevista dalla delibera consiliare». Nel mirino anche la transazione con la quale il Comune ha asserito di aver tutelato l’interesse dell’ente, evitando di esporlo a richieste risarcitorie milionarie da parte della ditta Aj Mobilità di Spoleto, aggiudicataria del servizio. «Si tratta – argomenta Di Clemente – di un’ipotetica richiesta risarcitoria rispetto ad asseriti danni che la società non avrebbe mai potuto validamente avanzare. Una sentenza del Consiglio di Stato del 2018, infatti, stabilisce che nessun danno verso il Comune può vantare la società a cui viene revocata la concessione illegittimamente affidata, e anzi sussiste la sua corresponsabilità, quando essa sapeva o ben poteva sapere dei

vizi, tanto più quando da tali vizi ne trae vantaggio». Transazione a sua volta “illegittima”, dunque, visto che l’accordo sul numero effettivo di parcheggi – ridotti da 972 a 867, il 5 per cento in più di quanto stabilito originariamente dal Consiglio comunale – era connesso «all’aumento del canone che la società deve al Comune. Ma di tale aumento – giura Di Clemente – non v’è traccia». Da parte dell’ex tenete dei vigili urbani, Di Schiavi, infine, un duro passaggio sul mancato rispetto della ‘clausola di salvaguardia’ esistente verso gli ex vigilini in forza alla Metropark, ditta che ha gestito per anni i parcheggi a pagamento a Isernia, durante l’amministrazione Melogli e in seguito. Il Comune si era impegnato a riassumere quattro di loro, ma poi la nuova azienda affidataria del servizio ha fatto altre scelte abbastanza discutibili.

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