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Cultura - 7 Agosto 2019

Piccole immagini di raso bianco, lo sguardo sul mondo di Manuela Petescia

di Marilena Ferrante

Si può capire veramente la profondità inaccessibile della psiche umana?

Nel libro della giornalista e scrittrice Manuela Petescia si possono rinvenire due piani di percezione di sé e della realtà, due piani che a volte si scontrano e tante volte diventano coincidenti con il mondo interiore dei personaggi. Sullo sfondo la consueta e a tratti banale vita quotidiana che avvolge il protagonista, affermato psichiatra. Sposato, dopo la nascita del figlio, non ritrova più la femminilità nella sua donna e si tormenta per questo nuovo arrivato nella vita apparentemente felice della coppia. Dall’altra una donna, sua paziente, devastata dai ricordi infantili che riemergono come quando si sposta un po’ troppo il tappeto sotto il quale si era seppellita la sabbia del passato. L’attrazione fatale tra la paziente e il medico diventa devastante, ma completa il vissuto di entrambi. Le pagine scorrono in una parodia di avvenimenti , di sensazioni , di colpi di scena che alimentano una forte tensione narrativa e un senso del non detto , non riconosciuto nelle vestigia dei parametri convenzionali che inventano percorsi di sottaciute verità , dimenticando i meccanismi più intimi della psiche umana che cade nel torbido , nella elezione di scappatoie alla piena riconoscenza dei bisogni , delle esigenze che, martellanti, creano nevrosi e limitano la capacità di espressione più vicina alla natura umana. Il paradigma della “normalità” viene scacciato per far posto a quell’Es di cui parlava il nostro Freud, schiacciato dal Super-Io , mitigato dall’Io. Siamo tutti più felici così?

Forse no , forse dovremmo espandere i nostri desideri e approfondire il nostro vissuto come ha fatto Dolores, che con sommo dolore e sofferenza acuta, ha riportato alla luce le sensazioni più scabrose della violenza subita nell’infanzia,, ma mai diventata parte della sua coscienza. Questo libro sconvolge per la diretta verità edulcorata dalla consolante vita comune. Mi sono chiesta nel leggerlo, quanta gente ha il coraggio veramente di uscire dalla finzione rassicurante ed immergersi nella cavità buia, nello spessore della follia , del patologico che in fondo è in ognuno di noi?

Un libro scritto con maestria letteraria e grande impeto umano, un libro che si lascia leggere solo da chi vuole avventurarsi nei meandri della solitudine interiore perchè schiude le porte alla vera vita , quella vissuta con consapevolezza, con disincanto e con un pizzico di vera apertura alla verità , quella che scava la psiche e fa vivere profondamente abbandonando la finzione e le sovrastrutture sociali che ingabbiano il libero volteggio dell’animo umano in tutte le sue forme. Grande competenza nell’elaborazione dei contenuti scientifici che hanno fatto da sfondo alla costruzione della storia, grande “suspense”. Una piacevole scioglievolezza delle parole lasciano intendere la robustezza nella scrittura della scrittrice. Un esercizio letterario perfettamente riuscito nella sua complessità, come complesso è l’intreccio e la fabula della storia. I miei complimenti alla nostra scrittrice Manuela Petescia!

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