Di Vincenzo Musacchio.

L’esito del voto sul caso Diciotti in corso sulla piattaforma Rousseau era in sostanza scontato. Il voto organizzato dai grillini era asservito a uno scopo ben preciso: togliere le castagne dal fuoco dei dirigenti pentastellati che così possono lavarsi le mani pilatescamente e far assumere la responsabilità di quanto accaduto ai loro iscritti. Ma in base al nuovo statuto, il voto online non è più vincolante, nel senso che i parlamentari sono chiamati soltanto a tenerne conto senza l’obbligo di rispettarlo. Come andrà a finire è fin troppo facile da prevedere, considerando che i parlamentari potrebbero trovarsi davanti alla scelta se far cadere di fatto il governo con Matteo Salvini o salvarlo e quindi salvare le proprie poltrone. Perché fino a oggi i referendum online si sono sempre conclusi con una vittoria schiacciante per le tesi del Movimento. Meno di diecimila voti di scarto tra sì e no. Un 60% contro un 40%. Siamo politicamente di fronte ad una spaccatura evidente nella base del Movimento. Io non ho votato ma credo che questo referendum potrebbe rappresentare, se non lo è già stato in queste primissime ore successive alla comunicazione dei risultati, un autentico boomerang letale. Di fatto, si è barattato il proprio “dna” per una poltrona in Parlamento. Un malcontento che, a questo punto, darà ancora più forza al fronte critico per un “contratto di Governo” che, in realtà, si sta dimostrando una rampa di lancio per Salvini e sta mettendo a nudo tutte le contraddizioni e le false promesse dei vertici pentastellati. Sono stato tra i più votati nella piattaforma Rousseau alle elezioni regionali del Molise ma né allora né oggi mi fido delle votazioni online senza controllo indipendente. La base e le radici sono cambiate per opportunismo politico, sono cambiati anche i valori, le priorità e anche il modo di porsi di tutta la squadra di Governo. Se dovessi esprimere il mio giudizio, ritengo che non vi fosse bisogno di fare il referendum, perché chi è eletto dal popolo deve valutare le situazioni e prendersi le responsabilità delle conseguenze deve poi avere la forza di sostenere delle posizioni politiche. Ma per fare questo occorre essere politici “di razza”. Il voto online è utilizzato solo quando c’è un tema scomodo. In modo da dire “lo dice la base e la base è sacra”. Il punto allora è: “o chiedi sempre o ti prendi la responsabilità delle tue azioni”. Da questa scelta di certo esce sconfitto Di Maio e i parlamentari dei Cinque Stelle. Salvini invece continua a vincere e furbescamente smorza i toni. Il M5S rinnega se stesso e non attraversa un buon momento che stando ai fatti può solo peggiorare. Stanno perdendo la base che crede ancora alle radici del Movimento, nessuno si vuole più candidare e nel tempo sono convinto continueranno a perdere consensi. Con la finta consultazione su Salvini, i capi grillini hanno venduto l’anima del Movimento per quattro poltrone. La fine del Movimento è cominciata. Concordo con la lucidissima analisi dell’ex senatore del M5S Gregorio De Falco che ha dichiarato:“Si tratta di una vittoria morale e politica di quel 40% del Movimento che non si fa strumentalizzare dalla potenza della macchina della propaganda”. “Il M5S ha perso l’anima. Salvano il loro amico Salvini dal processo, rinunciando a uno dei loro principi fondamentali. Uno vale uno non funziona per il loro alleati di governo”. Il declino di quella che era una grande speranza per molti è cominciato.

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