Siamo lieti di segnalare la nascita di un nuovo editore in area molisana, in quel molise che spesso e volentieri ha la fama proprio di non esistere, per quanto lo si ritiene trascurabile – a torto, naturalmente! – nella contemporaneità del nostro paese. L’iniziativa parte proprio da un giovane arbereshe molisano, Antonello Fabio Caterino, da poche settimane trentenne, professore a contratto di filologia italiana presso l’UNIMOL (tra i più giovani professori del settore d’Italia), che – dopo anni passati a formarsi, fare ricerca e insegnare in giro per l’Italia e l’Europa, ha deciso di rientrare nella sua terra e riportare le competenze maturate proprio in Molise. Proprio Caterino ci racconta la storia della nascita del marchio “Al Segno di Fileta”.

«Il marchio editoriale “Al Segno del Fileta” (https://www.alsegnodifileta.com) nasce alla fine del 2018, come editore partner dell’associazione culturale “Lo Stilo di Fileta” (https://fileta.hypotheses.org), con la quale condivide il direttivo. Esso prende spunto dall’amicizia – reale e intellettuale – di quattro ricercatori non strutturati nell’università italiana: io, Giovanna Battaglino, Francesca Favaro e Vincenzo Vozza. Preso atto della decadenza totale del sistema editoriale-accademico italiano, nonché della profonda crisi economica e intellettiva che segna drammaticamente la ricerca del Bel Paese, il Fileta (nomignolo “da trincea” con chiamiamo in confidenza l’editore) non si vuole arrendere a un comodo vittimismo generazionale, ovvero alle continue angherie di chi per decadi ha spadroneggiato nell’università italiana e ora fa barriera dietro presunte maschere di onestà e correttezza di servizio. Fileta nasce come entità catalizzante, per favorire il dibattito intellettuale, erudito e accademico, nonché per promuovere le ricerche di chi non ha le cosiddette spalle coperte, a fronte di un innegabile talento per gli studia humanitatis. Fileta punta davvero in alto, mirando all’eccellenza, valorizzando i meriti più che i nomi, il duro lavoro più che la sterile mondanità. Fileta, inoltre, crede nel dialogo intergenerazionale, tra maestri degni di tale epiteto e allievi desiderosi di apprendere e tramandare, conscio del fatto che dall’isolazionismo generazionale deriva solo ignoranza e frustrazione. Il Fileta ha sede in un piccolo paesino dell’arberia molisana, Ururi, e della tradizione arbereshe conserva ostinazione, fierezza, e quel pizzico di caparbietà per non essere divorato dai cosiddetti pesci grossi. L’associazione culturale ha, inoltre, facoltà di concedere patrocini a iniziative anche edite da altri marchi, e di sostenere – anche sul versante economico – progetti altrimenti orfani dal punto di vista istituzionale ovvero sul versante dei finanziamenti. Insomma, Fileta vorrebbe cambiare l’editoria accademica italiana: obiettivo complesso, tuttavia avvertito come unico possibile esito».

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