Prosegue inesorabile lo smantellamento del Caracciolo. L’ultimo provvedimento riguarda la chiusura delle cucine, data per imminente, conseguenza logica del taglio dei posti letto. Ne sono rimasti solo 14. Ma questo è il meno. Il problema principale è sempre quello della carenza di personale. E con il passare del tempo diventa sempre più preoccupante, denuncia don Francesco Martino, il sacerdote da sempre in prima linea in difesa dell’ospedale di Agnone. “Tempo un anno e il reparto di medicina resterà senza medici. E ciò porterà alla chiusura del presidio. Una morte dolce, una sorta di eutanasia. Ma badate bene, la stessa fine rischiano di farla anche altri ospedali molisani”. Nemmeno i tanto sbandierati accordi di confine hanno permesso di invertire la rotta. E questo per un motivo molto semplice: “Non sono stati firmati”, ha detto ancora don Francesco. E anche il riconoscimento di ospedale di area disagiata è finito su un binario morto. Atessa lo ha ottenuto, Agnone no. Per il sacerdote tutti hanno colpa, politici e cittadini. “È mancata una volontà politica. Divisioni e litigi hanno fatto il resto. La verità è che – ha concluso don Francesco – si lotta solo per gli interessi personali. Quelli generali non interessano a nessuno”.

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