Democrazia diretta e referendum sono due temi sui quali si registrano posizioni unanimi e trasversali. Partiti e movimenti concordano sull’intervento specifico del popolo sovrano, laddove i temi rappresentino particolari criticità oppure dividano la pubblica opinione. Non vi è quindi statuto, dal più piccolo Comune, sino alla Regione, che non contempli questo strumento, a sua volta previsto dalla Costituzione. Peccato, però, che all’atto pratico tutto resti sempre e solo sulla carta. Per rendere effettiva la previsione statutaria, occorre un regolamento attuativo, ovvero un complesso di norme che ne disciplinino l’effettivo svolgimento andando a normare ogni aspetto connesso alla consultazione popolare: dalle modalità di presentazione, all’ammissibilità, ai quorum, e via dicendo. Per porre rimedio ad un vuoto legislativo che riguarda la Regione Molise, il Movimento 5 Stelle ha presentato una proposta di legge regionale che porta la prima firma di Valerio Fontana e che, nelle sue intenzioni, intende proprio tappare la grossa buca che da anni insiste sul terreno regionale.

Nelle intenzioni dei presentatori, la legge in itinere si propone come una sorta di “testo unico” per l’intera materia. Il nuovo Statuto Regionale, varato al tempo di Frattura, prevede il referendum nella doppia forma, abrogativa e consultiva; prevede, inoltre, gli istituti della petizione popolare e della legge di iniziativa popolare. Tutte cose belle, ma che sinora sono rimaste sulla carta.

In attesa che la proposta dei 5 Stelle faccia il suo corso, va ricordato che in Molise l’unica amministrazione dotata effettivamente dello strumento referendario è il Comune di Termoli. L’allora sindaco della Città, Antonio Di Brino, con quella sua aria sorniona da tricheco mise a segno un colpo da campione della democrazia, facendo approvare lo statuto che consente alla cittadina adriatica di poter ricorrere, su materie controverse, al referendum consultivo. Ma non è bastato: nonostante tutte le carte in regola a termoli di referendum – leggi tunnel – proprio non ne vogliono sentire parlare.

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