Una vera odissea quella che suo malgrado sta vivendo la donna di 57 anni rimasta coinvolta l’altra sera in un incidente stradale alle porte di Venafro. Dopo un primo ricovero al Veneziale era stata trasferita all’Aquila, in un reparto specializzato in traumi maxillofacciali. Ma dal capoluogo di regione abruzzese l’hanno rimandata di nuovo a Isernia, perché ci sono anche altri problemi da affrontare. Preoccupano infatti anche un trauma cranico e qualche emorragia. Ora la donna è ricoverata nel reparto di rianimazione del Veneziale. Ma a Isernia – si sa – si può fare ben poco. Probabilmente nelle prossime ore la 57enne sarà trasferita all’ospedale di San Giovanni Rotondo, unica struttura in zona in grado di affrontare diverse emergenze contemporaneamente. Intanto il tempo passa. E purtroppo non gioca a favore della paziente, vittima di una sanità – quella molisana – ormai ridotta ai minimi termini. Quasi tutti gli ospedali sono stati spogliati dei servizi essenziali e oggi non si è nelle condizioni di curare un paziente a 360 gradi. Per non parlare delle patologie tempo-dipendenti: anche in questo caso la nostra regione è messa male, come purtroppo testimoniano recenti episodi di cronaca. In altre parole manca una rete dell’emergenza, come ha più volte sottolineato il senatore Ulisse Di Giacomo. Se ci fosse un pronto soccorso traumatologico al Cardarelli di Campobasso, uno neurochirurgico al Neuromed di Pozzilli e uno cardiochirurgico alla Cattolica, la donna di Venafro non sarebbe stata costretta a fare tutti questi viaggi della speranza. E non si sarebbe perso tutto questo tempo. In casi come questo, infatti, anche pochi minuti possono fare la differenza.

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