Dopo le elezioni regionali che hanno portato all’elezione di un nuovo Governo in Molise e la pausa estiva, con la ripresa delle attività nei vari settori (politici, economici e sociali) torna a farsi sentire la CGIL.
E lo fa, con un documento politico, il Segretario organizzativo, Franco Spina, secondo il quale senza una svolta nelle politiche occupazionali, il Molise è a rischio chiusura.

Perché, afferma Spina “Tutti gli indicatori socio-economici regionali ci rappresentano il Molise come una realtà molto fragile. I dati di Istat, Svimez, Banca d’Italia, Eurostat, certificano in negativo il momento storico di difficoltà del Mezzogiorno e del Molise. Una regione che nel solo 2017 ha perso quasi 2.000 residenti con un’elevata fuga di giovani, dove cresce la disoccupazione giovanile, la disoccupazione di lunga durata e dove peggiorano – denuncia la CGIL – le condizioni di vita delle famiglia, con un crollo del PIL pro-capite”.
Un crisi iniziata nel 2008 e che, con una cattiva gestione e la mancanza di programmazione, ha portato all’incapacità di affrontare seriamente i problemi gravi che hanno colpito le più grandi aziende della regione, dall’agroalimentare al tessile, dall’indotto metalmeccanico all’edilizia, passando per le ex partecipate a partire dal Korai.
Per fronteggiare la crisi, aggiunge il segretario della CIGL Molise, Franco Spina, si è deciso di puntare sull’area di crisi complessa (Bojano-Isernia-Venafro), l’area di crisi semplice per il basso Molise, cui affiancare una serie di interventi legati alla sottoscrizione del Patto per il Molise, l’utilizzo dei fondi comunitari e l’avvio per il riconoscimento della Zes. Ma ad oggi solo per le aree di crisi, sono oltre 10 mila i lavoratori diretti e indiretti che hanno perso il lavoro, a cui bisogna aggiungere altre migliaia di posti di lavoro persi. “Il riconoscimento dell’area di crisi complessa prevede un investimento a valere sulla legge 181 di 15 milioni di euro, a fronte delle previsioni iniziali che parlavano di 1,3 miliardi di euro. E solo 13 aziende hanno prodotto progetti secondo i previsti requisiti, per un totale di circa 170 posti di lavoro da creare; numeri molto lontani rispetto alle previsioni iniziali”. Ed allora secondo la CGIL una crisi straordinaria richiede degli strumenti e delle risorse straordinarie. Appello già fatto in passato e che ora si rinnova al Governo, nazionale e regionale.
Per quanto riguarda le singole vertenze, Spina esprime forte preoccupazione per quanto avviene, ad esempio, sulla vicenda dello Zuccherificio, ai cui lavoratori tutti avevano promesso attenzioni senza che nulla, ad oggi, sia avvenuto, mentre stanno scadendo gli ammortizzatori sociali. “Così come la vicenda GAM – continua Spina – dove, dopo anni di rassicurazioni rivolte ai lavoratori sul loro futuro, persino il riconoscimento di un’ulteriore proroga della cassa integrazione sembra non certa”
Urge dunque, per la CGIL, un impegno del Governo regionale che, insieme alle altre Regioni italiane, ponga al Governo nazionale l’urgenza di intervenire sul tema del disastro sociale in atto. Chiesta anche l’urgente discussione di merito sulle risorse e sui piani di azione riguardanti le “politiche attive” (ovvero quelle legate alla ricollocazione dei lavoratori) e le “politiche passive” (ovvero quelle a sostegno del reddito o accompagnamento dei lavoratori alla quiescenza).
Ciò con una svolta sul fronte della programmazione e un piano di sviluppo regionale organico. “I lavoratori ed i cittadini – conclude Franco Spina – attendono risposte”.
p.s.



