Formalmente la legislatura regionale targata Frattura si è conclusa lo scorso 22 aprile. In maniera inequivocabile i molisani hanno rispedito a casa i protagonisti ufficiali e di complemento di quella stagione, ma non manca giorno che non si riaccendano i riflettori della cronaca che riguardano il tragico quinquennio appena terminato. I riflettori accesi negli ultimi giorni, puntano su due ex consiglieri regionali: Cristiano Di Pietro e Salvatore Ciocca. Ad entrambi la Regione ha chiesto la restituzione di 4mila 399euro e 45 centesimi in virtù di un patrocinio legale precedentemente concesso e liquidato ma successivamente rivelatosi non dovuto all’esito dell’intera vicenda. Quest’ultima fa parte della generale questione legata all’uso dei fondi regionali, un campo minato che anche in Molise, come in tutta Italia, ha fatto scattare indagini e controlli su un doppio livello: penale e contabile.

Se sul fronte penale Di Pietro e Ciocca non si sono visti attribuire alcuna responsabilità, sul fronte contabile le cose sono andate diversamente. Per entrambi è stata pronunciata condanna definitiva da parte della Corte dei Conti in relazione all’uso delle risorse da essi gestite e assegnate dalla Regione. Nel mezzo, tra l’una e l’altra vicenda, scatta la questione che oggi si impone alle cronache. Questi i fatti: Di Pietro e Ciocca hanno chiesto e ottenuto dalla Regione il patrocinio legale a fronte delle spese sostenute per il giudizio penale. La Regione, dal canto suo, lo ha concesso liquidando ad entrambi 4mila 399 euro e 45 centesimi. Somma che i due hanno regolarmente incassato. Nel frattempo è proseguita e si è conclusa con due condanne l’indagine della Corte dei Conti, pronunciamento che ha fatto scattare da parte della Regione il diritto alla restituzione delle somme liquidate. Somme che lo scorso 26 aprile la Regione chiede ai due stabilendo un termine di trenta giorni per la restituzione. Entrambi, Di Pietro e Ciocca, il 23 maggio scorso, hanno risposto picche a mezzo dei rispettivi legali. Quei soldi, dicono, ci spettavano e ce li teniamo. Di diverso avviso la Regione che invece ravvisa nei loro confronti condotte contrarie ad una corretta azione amministrativa. Da qui l’ingiunzione a pagare esperita nei confronti di entrambi. Sullo sfondo della vicenda, dei torti e delle ragioni che saranno appurati nelle competenti sedi, resta lo sconcerto per la catena impressionante di privilegi di cui beneficiano i consiglieri regionali. Viste le laute indennità percepite, il ricorso al patrocinio legale appare una beffa verso la gente comune, quella a cui mancano talvolta anche i soldi per spedire una raccomandata.

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