di PASQUALE DI BELLO

Sarebbe riduttivo interpretare il voto a valanga raccolto dai 5 Stelle come un bottino elettorale seppur cospicuo. Dietro l’exploit nazionale , soprattutto molisano, c’è altro. Un senso di ribellione trasversale che è cresciuto, si è radicato e moltiplicato in ogni strato sociale dell’elettorato. Sostanzialmente è una vittoria di popolo contro lobby, circoli palesi e occulti di potentati e camarille sparse come metastasi nel corpaccione politico nazionale e molisano. La vittoria di Federico, Di Marzio, Testamento e Ortis è una vittoria di popolo che trascende le figure stesse degli eletti. Cambiando nomi (senza nulla togliere agli interessati) e catapultando qualsiasi altro al loro posto, c’è da immaginare che il risultato sarebbe stato il medesimo. A dimostrarlo è soprattutto il risultato sul versante isernino, dove i 5 Stelle hanno letteralmente frantumato un blocco di centrodestra che pareva granitico. A pagare tuttavia il pedaggio più pesante è stato il PD. L’acronimo, a questo punto, sta per partito disintegrato, oltre che partito disperso. Ha destato e desta raccapriccio la fuga dei massimi dirigenti da telecamere, interviste e dichiarazioni. Va dato atto al solo all’assessore Carlo Veneziale di aver sostenuto il confronto televisivo a lungo e sotto un fuoco di fila di domande non certo compiacenti.

Chiusa la pagina delle politiche, si apre adesso quella delle regionali. Si vota il prossimo 22 aprile e tra circa due settimane andranno presentate le liste e, quindi, definiti candidati e schieramenti. Il Movimento 5 Stelle nelle prossime ore sceglierà tra una settantina di candidature i venti che andranno a comporre la lista che, in solitaria, correrà per le regionali. Tra questi, o meglio tra i primi cinque dei venti, andrà scelto il candidato presidente. Difficile fare pronostici al momento, salvo quello che, davanti alla generale confusione che regna in casa altrui, per i pentastellati si apre un’autostrada per la conquista di Palazzo D’Aimmo e Palazzo Santoro. La palingenesi registrata sul piano parlamentare, locale e nazionale, può essere replicata sul piano regionale. E questa, più che una ipotesi, è una altissima probabilità. Centrosinistra e centrodestra sono alle prese con filtri e pozioni magiche per resuscitare una vagonata di Lazzari che messi tutti insieme non compongono un solo candidato credibile e votabile. Ci sono due settimane per togliere il sughero alle rispettive piscine dove ristagna acqua ormai torbida. C’è bisogno di acqua fresca e sorgiva, ma dagli acquedotti del centrodestra e del centrosinistra dispensano solo una brodaglia imbevibile che, per decenza, non intendiamo catalogare.

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