di MINO DENTIZZI

“I numeri del Molise” è un libro scritto da Fabrizio Nocera, sociologo e statistico, e pubblicato dalla Volturnia Edizioni. Anche perchè attratto dal sottotitolo “La storia regionale attraverso i censimenti e altre fonti statistiche (1861-2016)” l’ho letto con molta attenzione e ritengo che sia un testo utilissimo per comprendere perché il Molise è arrivato nel 2017 agonizzante e da molti spunti per individuare le cure per condurlo fuori dallo stato di sofferenza ormai cronico in cui versa.

Ma forse il contributo culturale più importante che fornisce è che demolisce il mito per cui la classe politica molisana del dopoguerra fino agli inizi anni 80, cioè quella della cosiddetta prima repubblica, era rappresentata da politici lungimiranti che hanno fatto tanto per la nostra Regione.

Tutti presi dal miraggio dell’industrializzazione che coinvolgeva tutte le forze politiche. si sono attuate politiche che, in concreto, hanno distrutto tutto il settore agricolo.  L’agricoltura dal 1961 ha iniziato progressivamente e definitivamente a perdere lavoratori e dal 1981 in poi gli addetti all’agricoltura (fino allora i più numerosi in Molise) sono diventati i secondi per numero, per poi diventare negli anni successivi sempre di meno e rivestire un ruolo marginale nell’economia molisana. “L’agricoltura molisana nel periodo 1951-1981 in termini di addetti ebbe una flessione di circa 48 punti percentuali”.

Tutto questo ha causato lo svuotamento dei nostri comuni e l’abbandono delle campagne e quindi della tutela del territorio. Tutti oggi concordano che l’abbandono delle terre da parte dell’uomo svolge un ruolo di alterazione degli equilibri naturali ed è una delle concause dei numerosi movimenti franosi che coinvolgono in maniera diffusa tutto il Molise.

La classe politica della prima repubblica, inoltre, ha fallito riguardo all’industrializzazione. “La ricostruzione postbellica non ha mai predisposto un serio piano di sviluppo industriale”. Il Molise, dunque, ha saputo utilizzare poco, male e in ritardo gli strumenti forniti dalla allora Cassa per il Mezzogiorno, che avrebbe dovuto essere “il volano per lo sviluppo economico” . “Il Molise non venne certo coinvolto tempestivamente nella crescita del settore industriale ed anche se, nel corso del tempo, vennero aperti diversi impianti, il loro numero rimase ridotto, oltre al fatto che il loro percorso produttivo iniziava praticamente alla vigilia della grande crisi economica degli anni ‘70”.

E così gli addetti al settore industriale, ad eccezione che nel censimento del 1981, non sono mai stati i più numerosi e dal 1991 sono stati sempre in flessione.

Contemporaneamente vi è stato, soprattutto con la costituzione della Regione Molise, un aumento enorme d’impiegati presso le pubbliche amministrazioni (regioni, province, comuni), i ministeri, la sanità ecc… non tenendo assolutamente conto delle reali esigenze del nostro territorio, ma esclusivamente quelle della classe politica che in questo modo gestiva posti di lavoro ricevendone in cambio voti.

Invece di attuare, per esempio, una programmazione sanitaria seria che andasse incontro ai reali interessi delle persone, si sono costruiti ospedali anche a distanza di 20 km l’uno dall’altro, si è favorito l’insediamento di mega strutture private sovrastimate rispetto alle esigenze dei Molisani soltanto perché in questo modo si creavano occasioni di lavoro.

Ma il fallimento più grande è stato lo svuotamento costante e sistematico del Molise: l’emigrazione.

“Dal 1861 al 2011 il Molise ha perso 41.478 unità”, ma, contrariamente a quanto si possa credere, i picchi di emigrazione non vi sono stati agli inizi del ‘900, ma “il periodo di massimo decremento si è avuto tra il 1951 e il 1971” dove si sono persi 87.016 residenti. Mentre l’Italia era in pieno boom economico, il Molise si svuotava e forniva forza lavoro e intellettuale per lo sviluppo delle altre regioni italiane ed europee.

Che fare? Molti dicono che ormai non c’è più nulla da fare perché la malattia è ormai arrivata in uno stadio troppo grave, noi diciamo invece proprio perché le condizioni di salute sono preoccupanti, c’è tanto da fare.

Dobbiamo salvare il Molise e fare in modo di invertire l’andamento demografico: se continuiamo così “nel 2065 in regione conteremo circa 227 mila residenti (circa 83 mila in meno rispetto a oggi)”.

Avanti! Al lavoro!

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