Sono previsti per domani mattina, al carcere di Isernia, i primi interrogatori di garanzia per le persone al centro dell’inchiesta della Procura che ha permesso si smantellare un’associazione a delinquere dedita all’usura, all’estorsione e allo spaccio di droga. Gli indagati saranno ascoltati dal Gip Vera Iaselli. L’organizzazione – secondo gli inquirenti – ruotava intorno a Luigino Morello, mentre i suoi tre figli e le compagne si occupavano della riscossione delle rate o, ancora, di minacciare le vittime che non erano puntuali con i pagamenti. All’inizio per loro sembrava tutto facile, tutto semplice. Quei finti amici, con una rassicurante pacca sulla spalla, promettevano aiuto senza mettere tutti quei paletti che di fatto impediscono a molte persone di chiedere un prestito a una banca o a una finanziaria. In realtà quella che sembrava la soluzione al problema, era l’inizio dell’incubo. Ci voleva poco per rendersi conto che si stavano ridando indietro solo gli interessi. Le percentuali erano sbalorditive; in alcuni casi si arrivava al 1200%. Chiedere di posticipare una rata era impossibile. Puntuali scattavano le minacce al telefono o via sms. In qualche caso ci scappava anche l’estorsione. C’era chi, per evitare altri guai, prendeva tempo portando ai rom un po’ della carne che avrebbe dovuto vendere in macelleria. E chi, invece, nella sua carrozzeria o nella sua officina era costretto a sistemare gratuitamente l’auto dello strozzino. Le suppliche disperate delle vittime non facevano alcun effetto, Inutile spiegare che l’impresa edile o il negozio erano ormai a un passo dal fallimento. Gli aguzzini non avevano pietà nemmeno di chi aveva bisogno di soldi per curare la moglie gravemente malata. E queste, purtroppo, non sono fantasie, ma la realtà, agghiacciante, che emerge dalle intercettazioni telefoniche. Tutte queste conversazioni rendono chiara l’idea: dall’usura non se ne esce. Salvo trovare il coraggio di rivolgersi alle forze dell’ordine e denunciare i propri aguzzini. L’operazione Black Money condotta dalla Squadra mobile dimostra che le risposte arrivano. L’inchiesta finora ha permesso di accertare 15 casi, ma a preoccupare è il sommerso: a Isernia le persone strozzate dagli usurai sono di gran lunga di più.

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