Un’intera famiglia isernina di etnia rom dedita all’usura, alle estorsioni e allo spaccio di droga. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite nei confronti del capofamiglia Luigino Morello (considerato il dominus dell’organizzazione), dei suoi tre figli e delle due compagne; per gli inquirenti erano loro a occuparsi della riscossione delle rate, della consegna della droga – in alcuni casi anche a domicilio – e di minacciare le vittime che non riuscivano a far fronte ai loro debiti: “Gli esecutori materiali, coadiuvati dalle rispettive compagne – si legge in una nota della Questura – incutevano terrore nelle vittime, minacciando eventuali ripercussioni anche in danno di loro familiari in caso di inottemperanza ai pagamenti imposti. Dall’attività di intercettazione e di videoregistrazione posta in essere all’interno dell’esercizio commerciale di proprietà di una delle vittime si delineava il modus operandi dell’organizzazione criminale. Al primo approccio i “clienti” venivano messi a proprio agio, rassicurati sul prestito a fronte di alcune garanzie, nella maggior parte dei casi beni mobili(autoveicoli, mezzi pesanti, oro). Prima di ottenere il prestito veniva stabilito un piano di ammortamento del debito: la restituzione doveva avvenire in un’unica soluzione e l’importo delle rate, mensili o settimanali, veniva imputato esclusivamente agli interessi passivi. Quando le scadenze non venivano rispettate, i sodali intervenivano nella dilazione temporale delle rate aumentando, però, il tasso d’interesse in misura esponenziale; in alcuni casi non esitando a tenere condotte estorsive, usando violenza nei confronti delle vittime. I debitori non riuscivano quasi mai a rispettare le scadenze”. Nell’ambito della stessa inchiesta un’altra persona è finita ai domiciliari, mentre altre tre sono indagate a piede libero. Pesante il reato ipotizzato nei loro confronti: associazione a delinquere finalizzata all’usura, all’estorsione, alla rapina e allo spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione Black Money, diretta dalla Procura di Isernia e condotta dalla Squadra mobile, è senza dubbio una delle più importanti condotte in città negli ultimi anni, ha commentato il procuratore capo Paolo Albano durante la conferenza stampa convocata in Questura. Finora sono quindici i casi accertati dagli investigatori della Mobile. Ma potrebbero esserne molti di più. Alle vittime venivano chiesti interessi stratosferici, che oscillavano tra il 350% e il 1200%. Estinguere un debito era praticamente impossibile. Nel tritacarne dell’usura finivano tutti: dipendenti pubblici, commercianti e imprenditori in difficoltà economiche, ma anche persone che avevano bisogno di soldi per far curare i loro familiari. In un anno e mezzo gli investigatori hanno raccolto testimonianze, intercettazioni e filmati che documentano il pagamento delle rate da parte delle vittime. Il giro di usura è stato scoperto grazie a un genitore preoccupato per il figlio, alle prese con la droga. “Durante l’attività investigativa – si legge ancora nella nota della Questura – sono state effettuate numerose perquisizioni che hanno consentito di sequestrare ingenti quantitativi di cocaina ed eroina e documentazione attestante gli avvenuti prestiti con i relativi piani di ammortamento. Il quadro probatorio è stato condiviso dal GIP del Tribunale di Isernia che ha emesso le ordinanze. Dopo le formalità di rito gli indagati sono stati associati alla locale Casa Circondariale, mentre le donne alla Casa Circondariale femminile di Chieti e Teramo. Durante l’esecuzione delle ordinanze sono stati impiegati 50 operatori, sono state effettuate 15 perquisizioni che hanno consentito di rinvenire assegni bancari e ulteriore documentazione inerente l’attività usuraria, il tutto posto sotto sequestro a disposizione dell’Autorità Giudiziaria”.

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