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Apertura - QD - Regione - 29 Dicembre 2017

Biocom, nessun risarcimento. Il Tar boccia ancora Frattura. Soddisfatto Di Brino

di GIOVANNI MINICOZZI

Il Tar del Molise, con sentenza di merito numero 542 pubblicata il 28 dicembre, ha rigettato perché infondato il ricorso presentato nel 2012 dalla Biocom con il quale si chiedeva al Comune di Termoli un risarcimento danni pari a quattro milioni e mezzo di euro per il mancato rilascio del permesso a costruire un impianto per la produzione di biodiesel. La sentenza ha rilevato, tra l’altro, che in data 20 dicembre 2007 la Biocom aveva ottenuto un finanziamento a fondo perduto dalla Regione, poi revocato, di oltre 620mila euro e che la stessa Biocom aveva presentato al Comune di Termoli, in data 9 aprile 2009 (quindi con ben 15 mesi di ritardo) la richiesta di rilascio del permesso per costruire l’impianto nell’area industriale già interessata da una grave alluvione nel gennaio 2003. L’11 settembre 2009 il Comune di Termoli comunicava alla Biocom il preavviso di rigetto della richiesta a cui seguiva il diniego definitivo motivato dalla necessità di tutelare l’ambiente dell’intera area.

Per altro, tutta la scabrosa vicenda collegata alla Biocom è stata la vera protagonista del famoso processo di Bari dove Paolo Frattura ha cercato invano di utilizzarla per accusare il magistrato che aveva fiutato il presunto malaffare e stava indagando e la direttrice di Telemolise Manuela Petescia.

La sentenza del Tar mette fine a ogni polemica e a ogni strumentalizzazione, non riconosce alcun risarcimento danni e condanna la Biocom perfino al pagamento delle spese processuali sostenute dal Comune di Termoli.

Soddisfatto l’ex sindaco Antonio Di Brino che forse perse la poltrona per la rivolta di una parte della sua maggioranza passata con Frattura proprio per questa vicenda. Infatti, la notte del 20 febbraio 2014 il governatore si precipitò a Termoli e il giorno dopo Antonio Di Brino decadde da sindaco.

La sentenza riconosce che io ho agito per tutelare il bene della collettività e per difendere l’ambiente – ha dichiarato Antonio Di Brino – mentre Paolo Frattura ha difeso solo i suoi interessi personali e per questo motivo è diventato incandidabile. Nel 2010 l’attuale governatore faceva parte del mio stesso partito – ha concluso Di Brino – ma io ho preferito tutelare gli interessi dei miei concittadini e non quelli di parte”.

In questa oscura vicenda resta il fatto gravissimo che i circa 300mila euro di soldi pubblici a fondo perduto incassati dall’allora amministratore della Biocom, Paolo Frattura, ancora oggi non siano  stati restituiti ed è ancora più grave la circostanza che nessuno ne parli.

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